POSSAGNO GIPSOTECA E TEMPIO CANOVIANO
Argomenti trattati
Possagno è un paese indissolubilmente legato a Antonio Canova, e lo ricordano bene la Gipsoteca e il Tempio da lui stesso finanziato.

ANTONIO CANOVA
Il borgo di Possagno si trova in provincia di Treviso, situato fra i colli di Asolo e il Monte Grappa. E’ famoso soprattutto perchè qui nacque, nel 1757 Antonio Canova, figlio di benestanti scalpellini.
Orfano di padre fin dalla giovane età , Antonio rimase a vivere con il burbero nonno, questo in seguito al nuovo matrimonio contratto dalla madre. Nonostante il brutto carattere, il nonno, bravo a lavorare la pietra, insegnò al nipote le base di tale arte.

La grande occasione arrivò per Canova, quando un committente del nonno, vista la sua maestria lo introdusse a lavorare in una bottega a Venezia. In questo nuovo ambiente, ebbe modo di frequentare anche dei corsi artistici e con la partecipazione a un concorso che vinse, si fece conoscere.
ESPERIENZA ROMANA
Canova decise di perfezionarsi recandosi a Roma, dove entrò in contatto con altri artisti e visitò i musei di arte antica. Andò anche in altre città come Napoli, che con gli scavi archeologici di Ercolano e Pompei gli aprirono un nuovo mondo.
Queste nuove sollecitazioni, lo invogliarono ad affinare la sua arte, che si indirizzò completamente verso il Neoclassicismo.
Fattosi un nome fra la gente facoltosa e importante, realizzò anche opere funerarie per papi e cardinali, tanto da essere chiamato da tutte le corti europee e in Russia.

Fu molto combattuto con sé stesso quando Napoleone gli diede l’incarico di eseguire per lui una statua. Canova lo considerava infatti la causa del declino della Serenissima, che con la stipula del Trattato di Campoformido, i territori passarono in mano agli Austriaci. Napoleone durante la sua occupazione, trafugò inoltre molti capolavori italiani, e li trasferì nei musei parigini.
Quando Canova lo rappresentò come Marte pacificatore, Napoleone non apprezzò la scultura, per cui non la espose al pubblico. In seguito alla caduta napoleonica, Canova contribuì a riportare molti capolavori in Italia.

MORTE DI CANOVA
L’artista fu più volte insignito di alte onorificenze e considerato uno dei maggiori esponenti del Neoclassicismo. Nel 1822, all’età di 65 anni, Antonio Canova morì improvvisamente mentre si trovava a Venezia.
Ciò accadde probabilmente anche per una deformazione allo sterno, causata dal prolungato uso del trapano a mano.
Il Neoclassicismo, in contrapposizione al barocco e al rococò, si proponeva un ritorno all’armonia e alla purezza dell’arte classica greca e romana.
Canova venne fortemente influenzato dalle scoperte archeologiche dell’epoca, che esaltavano le linee pulite e le proporzioni equilibrate.

I temi morali da lui affrontati si ispirano alla mitologia classica. Considerava il marmo un materiale pregiato e perfetto, che trasmetteva umanità e emozione, tanto da permettergli di rappresentare valori universali di bellezza.
TEMPIO CANOVIANO DI POSSAGNO
Antonio Canova è ora sepolto nel Tempio canoviano, progettato e finanziato da lui stesso. Costituisce la chiesa madre della Santissima Trinità di Possagno, e oltre alla tomba custodisce le sue reliquie.

La storia inizia quando gli abitanti chiesero al Canova di aiutarli per il restauro della chiesa. Nel 1818 l’artista decise invece di costruirne una nuova, ispirandosi ai templi classici.
Questo progetto lungo e tormentato, si concluse nel 1830, per cui Canova non lo vide mai terminato. Fu infatti il fratellastro Giovanni Battista Sartori a completarlo, secondo i progetti originali.
Si tratta di un luogo che racchiude arte e spiritualità , e costituisce un testamento della visione dell’artista, basato sull’equilibrio delle proporzioni e l’uso di elementi simbolici.

FACCIATA DEL TEMPIO CANOVIANO DI POSSAGNO
Il Tempio canoviano si trova in posizione rialzata rispetto al paese, ai piedi del Col Draga. Via Stradone del Tempio, lunga 400 metri è ampia e ripida. Prende inizio da Piazza Antonio Canova, sulla quale si affaccia la casa natale dell’artista.
Lo spettacolare sagrato mostra una pavimentazione decorata con complessi motivi geometrici, realizzata con ciottoli del fiume Piave.
I diversi livelli che salgono verso la chiesa esaltano la sua imponenza e contribuiscono a contrastare le sue forme perfette rispetto alla natura selvaggia alle sue spalle.
Tre ampie scalinate salgono verso il pronao in stile Partenone di Atene, composto da una doppia fila di otto massicce colonne doriche.
Sull‘architrave appare la scritta “A Dio ottimo e massimo, uno e trino” accompagnata da una fila di metope alternate a triglifi.
Solo sette sono le metope che mostrano scene dell’antico e nuovo Testamento, opere degli allievi di Canova. Un grande timpano vuoto conclude la facciata, che voleva idealizzare secondo lo scultore, l‘arte greca.
INTERNO DEL TEMPIO CANOVIANO
La costruzione circolare posta dietro la facciata è dedicata invece all’arte romana, e si ispira apertamente al Pantheon di Roma.

All’interno risalta la vasta cupola bianca a cassettoni, con rosoni dorati, disposti su sette file concentriche. Man mano che vanno verso l’oculo, del diametro di 5 metri, questi elementi decorativi si rimpiccioliscono, ma mantengono il loro numero.
Le pareti rivestite di marmo bianco sono scandite da altari, opere d’arte e gessi realizzati da Canova.
Nella nicchia centrale di destra è collata la Pietà , modellata in gesso da Canova, ma poi fusa in bronzo su volere del fratello poichè l’artista morì prima.

TOMBA DI ANTONIO CANOVA
Nella nicchia centrale a sinistra, invece, è posizionata la tomba di Canova, costituita da un semplice e sarcofago, con accanto il suo autoritratto in marmo. Singolare è la teca sferica con all’interno la reliquia della mano destra dell’artista, conservata in un liquido.
Dopo la sua morte, il suo funerale fu celebrato il 16 ottobre del 1822 nella Basilica di San Marco a Venezia, ma venne poi ripetuto il 25 ottobre anche a Possagno.

Del Canova vennero conservate due reliquie, il cuore che rappresentava l’essenza della sua genialità e passione, e la mano destra per la sua abilità nell’aver creato capolavori.
Il cuore si trova in realtà nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Il monumento funebre in marmo di Carrara lo vollero realizzare gli accademici veneziani, ma fu sponsorizzato dai reali di tutta Europa.
Il progetto si rifà a un modello in creta dello stesso Canova. Lo preparò in origine per un committente che voleva omaggiare il pittore veneziano Tiziano Vecellio, ma che in seguito non confermò.

La mano destra venne inizialmente conservata all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, per poi essere traslata nel Tempio di Possagno.
Oltre al busto in marmo di Canova si trova quello del fratellastro Giovanni Battista Sartori, che completò il Tempio canoviano.
L‘abside con l’altare maggiore risulta rialzato rispetto alla navata circolare, a simboleggiare in questo caso la grandezza cristiana. La pala d’altare, opera di Canova, raffigura “La deposizione del Cristo dalla croce“.

La pavimentazione di pietra bianca e rossa è caratterizzata da forme geometriche, che in corrispondenza della cupola, sono disposte in circolo.
CUPOLA DEL TEMPIO CANOVIANO
Molto bella e scenografica è anche la cupola esterna del tempio canoviano, sulla quale è possibile salire da una scala interna, per godere del panorama circostante.

La cupola poggia su una base a gradoni ed è rivestita di squame di pietra bianca, che culminano all’oculo chiuso da una vetrata.

GIPSOTECA CANOVIANA DI POSSAGNO
Il termine gypsotheka o gipsoteca deriva dal greco e significa raccolta di modelli in gesso.
In questo caso si tratta della collezione dei maggiori progetti che Antonio Canova eseguì nel corso della sua vita, le cui sculture originali sono sparse ormai in tutto il mondo.
La Gipsoteca canoviana si articola in due spazi di epoche differenti. L’idea iniziale fu del fratellastro, quando nel 1829 trasferì a Possagno tutti i dipinti, i marmi e i bozzetti, che Canova conservava nello studio di Roma.

Nel 1834, prese il via il progetto della galleria ispirata a una basilica, con tre aule comunicanti e un grande abside. Il soffitto elevato è decorato con cassettoni e lucernai, che illuminano in maniera naturale lo spazio.
Questa ala ottocentesca subì forti devastazioni nel corso delle due guerre mondiali. Alcune opere andarono distrutte così le altre le trasferirono nel Tempio canoviano, dove rimasero fino al 1946.
ALA CARLO SCARPA
Un ulteriore ampliamento fu deciso in occasione del bicentenario della nascita di Canova. Il desiderio era quello di esporre anche le opere giacenti ancora nel deposito e ulteriori giunte da altre collezioni.

Per questo progetto interpellarono l’architetto Carlo Scarpa, che iniziò la costruzione dell’ala novecentesca nel 1955.
Il suo stile modernista ed elegante ha saputo valorizzare gli spazi espositivi, grazie all’uso sapiente della luce naturale, proveniente da ampie finestre, anche angolari e lucernai.
Ha reso così la Gipsoteca canoviana ancor di più un capolavoro architettonico. Gli ambienti interni comunicano infatti con il paesaggio circostante.

Alcune opere, come ad esempio le Grazie, giocano inoltre con i riflessi della vasca d’acqua del giardino. Un’altra apertura si affaccia invece sullo stretto spazio fra le due ali museali, caratterizzato da un acciottolato di pietre bianche e nere.
L’ala di Carlo Scarpa si sviluppa in tre ambienti separati da pilastri e architravi, disposti su diversi livelli. Una di queste sale ha la forma allungata a imbuto, ed è delimitata da vetrate.
Le opere poggiano su grezzi piedistalli con moderne rifiniture, mentre le teche quadrate in cristallo sono sostenute da profili in acciaio.

CASA MUSEO DEL CANOVA A POSSAGNO
La visita alla Gipsoteca include anche la casa natale di Antonio Canova, ora museo. L’artista vi tornò varie volte, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, quando cominciò a non stare bene.

In queste occasioni si dedicò alla pittura, come testimoniano i bellissimi dipinti presenti nelle sale.
Si tratta di quadri a olio e tempere dagli sfondi neri, che si rifanno all’arte pompeiana. Ritraggono soprattutto figure danzanti, che con la loro leggezza, si elevano come a liberarsi del peso.

Vi sono ritratte inoltre muse, filosofi, ninfe e amorini, tutti ispirati agli affreschi, rilievi, fregi e mosaici romani, che Canova vide nel corso delle sue visite agli scavi di Ercolano e Pompei.

La costruzione seicentesca su più piani, è collegata a porticati, alla cantina, e alle scuderie. Nella prima parte del giardino si trova un roseto e poi un brolo, utilizzato in passato per governare gli animali.

Oltre agli alberi da frutto è presente un pino italico, piantato nel 1799 dallo stesso Canova. La grande cancellata in ferro delimita i campi venduti in origine dal nonno, ma poi riacquistati dall’artista, con la vendita del suo Perseo e da qui chiamati Campi persei.
Ristrutturata dopo il terremoto del 1695, questa abitazione fu poi ampliata nel corso del tempo, con l’aggiunta di una torretta. Canova amava utilizzarla come studio personale e biblioteca, attualmente vi sono esposti bozzetti e gessi.
In questa dimora si possono ammirare stanze con mobili d’epoca, oggetti personali, sculture, dipinti, disegni eseguiti sempre da Antonio Canova. Nella biblioteca sono presenti inoltre volumi sulle opere e la vita dell’artista.

CAVALLO NERO DI CANOVA
Le antiche scuderie, riallestite da Carlo Scarpa, ospitano ulteriori bozzetti in gesso e argilla sistemati sulle mensole.

Imponente è invece la grande scultura del cavallo nero, dipinto così per sembrare in bronzo. Fu il re di Napoli Ferdinando I di Borbone a commissionare questa scultura equestre, da realizzare poi in bronzo.
Il progetto è rimasto però incompiuto per la morte di Canova, per cui il fratellastro trasferì il cavallo nel Museo di Bassano del Grappa. Negli anni Sessanta la statua fu smontata e lasciata per cinquant’anni nei depositi. Dopo un lungo restauro, è ora visibile in tutta la sua interezza nella Gipsoteca di Possagno.
L‘ala Gemin costituisce un ulteriore ampliamento del compleasso museale, utilizzata per conferenze e mostre temporanee. Progettata nel 1992 da Luciano Gemin, allievo e amico di Carlo Scarpa, contiene anche capolavori in gesso di Canova, in attesa di essere restaurati.
TECNICHE DEL CANOVA
Considerato uno dei maggiori scultori neoclassici, Antonio Canova fu un perfezionista e anche imprenditore.
Per realizzare le sue opere seguiva uno specifico percorso creativo, composto da vari passaggi. In questo modo riusciva a realizzare sculture in serie e replicarle velocemente, con l’aiuto di manovalanza.

I modelli in gesso costituivano solamente un passaggio intermedio fra i bozzetti in argilla, e le opere in marmo definitive.
Canova iniziava da uno schizzo su carta, con il quale comprendeva le proporzioni e modellava poi il progetto con l‘argilla, che gli consentiva di visualizzare le forme e i volumi.
Eseguiva un altro modello in argilla a grandezza naturale, sul quale ricavava il calco in negativo in gesso.
Chiodini o repere erano in seguito fissati sul modello in gesso, che servivano come punti di riferimento al momento di realizzare la scultura in marmo.
Dopo una lunga finitura a mano per i dettagli, passava alla lucidatura che donava una particolare patina all‘incarnato delle statue e le rendeva più realistiche.
Antonio Canova fu anche imprenditore di sé stesso, in quanto capì l’importanza di farsi pubblicità , con stampe delle sue opere. Distribuiva in giro per l’Europa copie dei suoi bozzetti o produceva duplicati a costi inferiori.
Canova realizzò oltre 170 opere, fra statue, gruppi scultorei, cenotafi, monumenti, busti e bassorilievi, che si trovano ora nei maggiori musei internazionali e in collezioni private.

SCULTURE FAMOSE DI CANOVA
Una delle opere più note di Antonio Canova è Amore e Psiche, Una copia è esposta al Louvre di Parigi e l’altra all’Ermitage di San Pietroburgo. Nella Gipsoteca canoviana sono raccolte invece oltre 90 modelli in gesso.
Sotto il porticato, ai lati dell’ingresso della Gipsoteca canoviana due enormi sculture in pietra di piedi romani, accolgono il visitatore.

Nella prima sala si possono ammirare modelli in gesso di teste e figurine appoggiate sulle mensole distribuite sulle pareti.
Qui è visibile anche il modello in argilla del monumento funebre da lui progettato originariamente per il pittore Tiziano Vecellio, ma in seguito diventato la sua tomba.
Vi è posizionato anche l’Endimione dormiente, il cui originale è in una storica dimora inglese. Questo atrio è annesso alla nota sala basilicale e all’ala novecentesca di Carlo Scarpa.
L’altro gruppo scultoreo della sala è l’Adone inghirladato, un’opera in gesso rimasta però incompiuta. La commissiònò infatti l’imperatore polacco, ma per problemi finanziari non potè più permettersela.
SALA BASILICALE
Lo spazio della “basilica” si suddivide in tre sezioni e culmina con una parete absidale, dove è collocato attualmente il gruppo scultoreo di Ercole e Lica.

Il marmo definitivo si trova invece al Museo Nazionale di Arte Moderna di Roma. In origine la disposizione delle sculture scelta dal fratellastro era differente, ma a causa delle guerre molte opere furono distrutte e danneggiate.
Si possono ammirare inoltre:
- Teseo e il Centauro il cui originale si trova nel Kunsthistorischesmuseum di Vienna.

- Dedalo e Icaro nel Museo Correr di Venezia.
- Teseo sul Minotauro nel Victoria & Albert Museum di Londra.
- Adone e Venere nel Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra.
- Perseo trionfante nei Musei Vaticani, e una seconda copia al Met di New York.
- Creugante e Damosseno nei Musei Vaticani.
- Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria con il leone dormiente si trova a Vienna nella Chiesa di Sant’Agostino.
- Napoleone Bonaparte come Marte Pacificatore al Museo Wellington di Londra.
- Letizia Ramollino Bonaparte in Inghilterra a Chatsworth House.
- Venere Italica nella Galleria Palatina di Firenze.

- Paolina Borghese come Venere Vincitrice alla Galleria Borghese di Roma.
- Danzatrice con le mani sui fianchi all’Ermitage di San Pietroburgo.
- Monumento funerario a Vittorio Alfieri nella Basilica di Santa Croce a Firenze.
- Maria Luigia d’Asburgo in veste di Concordia nella Galleria Nazionale di Parma.
- Ebe, mancante delle braccia andate distrutte durante la prima guerra mondiale, venne realizzata in versioni diverse, ora esposte a Berlino, San Pietroburgo, Inghilterra e Forlì.
- Ferdinando I di Borbone in veste di Atena a Napoli nel Museo archeologico.
- Cenotafio degli ultimi Stuart nella Basilica di San Pietro del Vaticano.
- Vestalis nella Galleria d’Arte Moderna a Milano.
BOZZETTI IN GESSO ALA SCARPA
Nell’ala novecentesca di Carlo Scarpa i giochi di luce rivestono un ruolo primario, esaltano le forme armoniose delle sculture.
Finestroni, lucernai, aperture angolari, creano ombre, filtrano i riflessi del sole e dello specchio d’acqua esterno, che animano i corpi delle statue, meravigliosamente collocate.

GESSI NELL’ALA DI CARLO SCARPA
Oltre all’Autoritratto di Canova, di cui un originale è posizionato accanto alla sua tomba nel Tempio canoviano e uno in Inghilterra, in questa sezione sono visibili:
- Le Tre Grazie, uno dei capolavori più noti di Canova, dove le tre figlie di Zeus rappresentano lo splendore, la gioia e la prosperità . L’opera fu richiesta dalla prima moglie di Napoleone, che però non la vide ultimata. Le Tre Grazie originali sono esposte all’Ermitage di San Pietroburgo, mentre una seconda versione è presente anche al Victoria & Albert Museum.
- Amore e Psiche stanti, ossia in piedi, venne commissionata dal colonnello britannico John Campbell. Psiche in greco significa anima, e la farfalla donata dalla fanciulla al ragazzo, questo rappresenta. L’opera originale si trova al Louvre assieme alla versione di Amore e Psiche giacenti, ossia distesi. Una copia invece è anche all‘Ermitage di San Pietroburgo.

- Maddalena giacente, scolpita dall’artista poco prima di morire, per conto di un primo ministro inglese. Per lungo tempo se ne persero le tracce, poi ritrovata venne venduta all’asta. I proprietari erano ignari che si trattasse di un Canova e la posizionarono nel giardino. Fa parte ora di una collezione privata nel Regno Unito.Â

- Danzatrice con i cembali, realizzata per un ambasciatore russo, è ora esposta al Bode Museum di Berlino. Questa opera fu gravemente danneggiata durante la guerra, un lungo restauro le ha ridato gli arti superiori con i cembali.
- Naiade o ninfa dormiente esposta al Victoria & Albert Museum di Londra, esiste anche un’altra versione scolpita per un principe ungherese, andata però dispersa.

- George Washington fu richiesta dal Parlamento della Carolina del Nord, per rappresentare il primo presidente americano. Un incendio scoppiato nel Senato, tuttavia, la distrusse completamente.
- La Danzatrice con il dito al mento, questa opera venne realizzata per facoltoso banchiere di Forlì, ma se ne sono perse le tracce. Il gesso originale venne rovinato durate i bombardamenti, e dopo un restauro è ora esposto.
- Dirce esposta nella collezione di Buckingham Palace, è stato un’altra opera incompiuta di Canova, che morì prima di ultimarla.
TEMA DELLA DANZA PER CANOVA
Canova affrontò più volte il tema della danza, che per lui rappresentava leggerezza, sensibilità , gioia, grazia ed espressione dei sentimenti.
Questa arte la riprodusse anche nel bassorilievo “La danza dei figli di Alcinoo“, dove i due giovani danzanti sono accompagnati da nastri svolazzanti e in quello delle “Grazie e Venere danzano davanti a Marte”.

Su questo argomento si basarono anche i suoi disegni, le tempere e i monocromi, ispirati dagli affreschi di Ercolano e Pompei. Questo ha dato poi forma alle sue sculture, quali la “Danzatrice con i cembali“, la “Danzatrice con il dito al mento” e le “Grazie“.
In giro per il mondo, numerose sono i capolavori e le copie di Antonio Canova. Come gli antichi greci furono fonte di ispirazione per Antonio Canora, altrettanto fu lui un maestro e un esempio per gli artisti suoi contemporanei e quelli successivi.








