VILLA NECCHI CAMPIGLIO COSA VEDERE MILANO
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Villa Necchi Campiglio è una storica dimora di inizio Novecento, immersa in un bel parco della zona del quadrilatero liberty e decò milanese.

STORIA DI VILLA NECCHI CAMPIGLIO
La storia di questa villa inizia una sera degli anni Trenta del Novecento, quando i coniugi Angelo Campiglio e Gigina Necchi, stavano rientrando a Pavia, dopo aver visto uno spettacolo al Teatro Alla Scala.
Si persero però nella nebbia della campagna milanese, che a quel tempo, fuori dai bastioni, non costituiva ancora un vero e proprio quartiere milanese.
Girovagando si imbatterono in un cartello, che indicava la vendita di una parte del parco di Villa Cicogna, chiamato anche ortaglio del vivaio.
Fu così su due piedi che maturarono l’idea di costruirsi una villa in campagna e cominciare la loro avventura milanese.
Originari di Pavia, i coniugi Campiglio Necchi erano in realtà ricchi imprenditori dell’alta borghesia, nel ramo della ghisa. Produssero fra le altre cose le famose macchine da cucire Necchi.
Angelo Campiglio sposò Gigina Necchi, la vera erede assieme al fratello Vittorio e alla sorella Nedda delle fonderie. Quest’ultima, fra l’altro, rimase nubile e visse con Gigina e il marito per tutta la vita.

PIERO PORTALUPPI
Nonostante le idee iniziali di realizzare una dimora di campagna, si avvalsero però di uno degli architetti più in voga di quegli anni, Piero Portaluppi. Fu grazie al suo progetto, che i coniugi Campiglio Necchi entrarono nella cerchia di amicizie altolocate e fra i nomi più in vista a Milano.
Piero Portaluppi si occupò infatti di importanti progetti pubblici e privati, disseminati in tutta la città, fu anche docente al Politecnico di Milano.

Il suo stile si rifaceva all’architettura neoclassica, decò, futuristica e secessionista. Restaurò molti monumenti cittadini, ma fu anche un disegnatore umoristico per riviste e appassionato dell’astronomia.
OCCUPAZIONE DELLA VILLA
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale la villa venne requisita e divenne un comando fascista, così la famiglia dovette spostarsi nel varesotto.
Successivamente, si installarono gli Inglesi e poi il console dei Paesi Bassi, per tornare nuovamente a disposizione dei legittimi proprietari.
Nel secondo dopoguerra, i Necchi Campiglio diedero alla villa un’atmosfera più accogliente, intima e familiare.

Si avvalsero dell’architetto Tomaso Buzzi, che sostituì alcuni elementi del Portaluppi, troppo lineari e puliti, con forme e colori morbidi, tipici dello stile settecentesco.
I Necchi Campiglio trascorsero tutta la vita in questa dimora. Angelo Campiglio si spense nel 1984, la cognata Nedda nel 1993, e Gigina nel 2001.
Data la mancanza di eredi, la villa fu donata al FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, e dopo un attento restauro è stata aperta al pubblico nel 2008.

ARCHITETTURA DI VILLA NECCHI CAMPIGLIO
I Necchi Campiglio acquistarono il terreno nel 1930, per cui la villa fu costruita tra il 1932 e 1935 in stile decò. Fin da subito venne dotata di ogni comodità e tecnologia all’avanguardia dell’epoca.

Ebbe ad esempio un ascensore interno, un montavivande collegato alla cucina situata nei sotterranei.
Fu la prima residenza privata ad possedere una piscina, che fu seconda solo a quella comunale, ma era anche riscaldata….oltre a disporre di un campo da tennis, ora ristorante.
Costituì una villa elegante e moderna, ma anche razionalista, con citofoni e telefoni, portoni elettrici, casseforti, porte blindate scorrevoli.
I serramenti e infissi avevano un triplice sistema di chiusura, alcuni erano a scomparsa. I termoconvettori per riscaldamento erano celati invece alla vista con pannelli decorativi.
Gli interni comprendevano ampie sale luminose e mobili ricercati. I coniugi erano soliti ospitare personalità di spicco. Una di queste fu la principessa Maria Gabriella di Savoia, amica delle sorelle Necchi.
VISITA ALLA VILLA NECCHI CAMPIGLIO
Anticipa la villa un edificio, oggi biglietteria, ma in passato portineria, che aveva una rimessa collegata all’edificio principale da un passaggio sotterraneo.
La villa si sviluppa su quattro piani, con locali di servizio e spazi dedicati alla servitù, ai padroni di casa e agli ospiti.

SEMINTERRATO DELLA VILLA
Nel seminterrato si trovava la cucina, la sala da pranzo per la servitù, sala da biliardo, spogliatoi e docce per la piscina.
Attualmente, in una sala con si trova una mostra fotografica, incentrata sulla storia della villa, dei padroni di casa e del progetto.
In uno spazio è visibile anche la ricostruzione del primo tavolo della sala da pranzo, utilizzato ora per conferenze e eventi.

PRIMO PIANO DELLA VILLA
Superato l’ingresso, sormontato da una tettoia semicircolare, si accede all’atrio, molto vasto con un bel pavimento in legno.
In posizione centrale rispetto al piano, queste entrata conduce alle sale laterali. Da qui si accede inoltre al piano superiore con una scalinata dalla balaustra in legno a doppia greca, stile decò.

Gli ambienti del primo piano costituivano anche gli spazi principali dove si intrattenevano gli ospiti. Si possono ammirare quindi i salotti, la sala da pranzo, il fumoir, la biblioteca, lo studio e la veranda.

APPARTAMENTI PADRONALI
L’ampio disimpegno centrale del piano superiore si collega ai corridoi laterali, dai soffitti a botte, fiancheggiati da armadi a muro.

Sono situate qui le stanze padronali, quelle degli ospiti e la stireria e un salottino settecentesco.
Gli appartamenti padronali simmetrici sono arredati in maniera differente, ma comprendono entrambi uno spogliatoio, il bagno in marmo e la camera da letto.

Nel bagno destinato alla coppia, la cabina doccia è dotata di getti laterali e di un’apertura circolare per la fuoriuscita del vapore.
Una delle stanze degli ospiti più piccole è detta del “principe” poichè vi alloggiava Enrico d’Assia, il secondo figlio del principe Filippo e della principessa Mafalda di Savoia.
La camera della “principessa” la utilizzò invece Maria Gabriella di Savoia, e attualmente ospita collezioni artistiche.
Oltre al guardaroba e alla stireria si trovava anche la camera della guardarobiera, che era sempre a disposizione.
Nel sottotetto si trovavano invece le stanze della servitù, con il bagno e un salottino, utilizzato attualmente per esposizioni.
DETTAGLI ARCHITETTONICI
Lo stile eclettico e avveniristico del Portaluppi è ben rappresentato negli spazi minimali, nelle grandi aperture, le simmetrie, le forme insolite e nella ricercatezza dei materiali.

Lo si riconosce da elementi decorativi quali losanghe geometriche in stucco della biblioteca, dal soffitto zodiacale della sala da pranzo e dalla pergamena sulle pareti.
Riconducibili alle passioni personali dell’architetto, sono anche la finestra a forma di stella sulla facciata principale, e dalla meridiana verso il campo da tennis.
VERANDA DI VILLA NECCHI CAMPIGLIO
Incantevole è la veranda della villa, realizzata tutta con toni di verde, così da creare l’atmosfera di un vero e proprio giardino d’inverno. Le piante sono posizionate fra due vetrate, e delimitano lo spazio interno da quello esterno.

La pavimentazione in travertino e marmo verde compone piacevoli geometrie. Oltre a tavolinetti in vetro è presente un tavolo basso e allungato di lapislazzuli, con sopra vasi cinesi del XVII secolo. Spicca infine la statua bronzea del Pure folle Parsifal, opera di Adolfo Wildt.
Raffinate sono le porte che separano la veranda dal salotto. Sembrano in argento ma sono realizzate in alpacca, una lega metallica di nichel, zinco e rame.

Oltre ad avere un design moderno, fornivano maggiore sicurezza e protezione, fattore rilevante per i padroni di casa.
COLLEZIONI ARTISTICHE DI VILLA NECCHI CAMPIGLIO
Alla famiglia Necchi Campiglio piaceva la vita mondana e invitava amici a casa, spesso anche dopo uno spettacolo al teatro.
I Necchi Campiglio organizzavano tornei di carte, colazioni in compagnia e partite di tennis. Noti erano i drink che preparava Angelo Campiglio, fra cui il Negroni.
La villa rappresentava quindi un luogo di incontro e socialità, doveva essere spaziosa e accogliente. Costituiva inoltre uno scrigno di tesori artistici, adornata di preziosi dipinti, sculture, oggetti pregiati, mobili.

Le mensole in palissandro della biblioteca accolgono oltre 3000 volumi rilegati in pelle. Si tratta perlopiù di romanzi francesi e in lingua originale, libri d’arte e di viaggio.
Le sorelle Necchi vendettero però molte opere per finanziare il progetto di ricerca di Umberto Veronesi.
Si possono ammirare capolavori di artisti del primo Novecento, del calibro del futurista Giacomo Balla, Umberto Boccioni, dei metafisici Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Mario Sironi.
In seguito al nuovo allestimento apportato dall’architetto Tomaso Buzzi, alle pareti della sala da pranzo sono stati appesi antichi arazzi di Bruxelles del XVI e XVII secolo.

Il passaggio di Villa Necchi al FAI ha incrementato il numero di donazioni artistiche. Sono visibili quindi capolavori di artisti di varie epoche, fra cui Tiepolo, ma anche porcellane e miniature.
Degna di nota è la scultura di Adolfo Wildt del 1930, che raffigura Parsifal che lotta contro il male, con sembianze di un serpente, che viene schiacciato sotto il calice del Sacro Graal.
Nel salottino veneziano dalle tonalità giallo ocra del piano superiore, abbellito con stoffe damascate, sono esposti anche dipinti di Canaletto e Rosalba Carriera.

Nella camera del “principe” sono conservate opere su carta di Picasso, Modigliani e Matisse. Si tratta di un ambiente climatizzato, per cui l’accesso è a numero limitato.
GIARDINO DELLA VILLA
Un viale conduce alla biglietteria dopo la quale si apre l’oasi verde con magnolie, faggi e tassi, cespugli e fiori.
La scenografica piscina di fronte alla facciata della casa è circondata da aiuole e un pergolato. Vi è una copia in marmo della statua del Dormiente di Arturo Martini del 1921, l’originale in gesso è esposta nella Galleria d’Arte Moderna di Roma.

Dell’architetto Tomaso Buzzi sono gli arredi settecenteschi interni, ma anche le costruzioni attorno alla piscina. Un muro delimita il campo da tennis, crea un movimento con nicchie e aperture ad arco.

SET CINEMATOGRAFICO A VILLA NECCHI CAMPIGLIO
Questa splendida abitazione è stata immortalata anche in pellicole cinematografiche internazionali.
I suoi spazi interni si sono ben integrati nella trama del film di Luca Guadagnino “Io sono l’amore” del 2009, con Tilda Swinton. La storia racconta di una ricca famiglia borghese, che dopo varie vicissitudini entra in crisi.
Ridley Scott ha trovato in questa villa il set ideale per alcune scene del suo film “House of Gucci”. E’ stato ricostruito fra l’altro lo studio di Rodolfo Gucci, interpretato da Jeremy Irons.
Una visita a Villa Necchi Campiglio rappresenta l’occasione per immergersi in un’epoca e uno stile di vita di inizio Novecento, e intuire i gusti e le emozioni di chi ci ha vissuto.
Nel corso della visita fatta anche in autonomia, si possono ammirare abiti e accessori, oggetti personali, macchine da cucire, utensili, arredi eleganti, fotografie, libri.









