DUOMO DI GORIZIA COSA VEDERE
Il Duomo di Gorizia è un capolavoro artistico della città, ma data la sua posizione potrebbe trarre in inganno circa la sua importanza.
Non si affaccia infatti sulla piazza principale di Gorizia, ossia Piazza Vittoria, dove si trova invece la chiesa di Sant’Ignazio.
La sua storia è molto più antica, e proprio per questo motivo è posizionato praticamente in uno slargo alla fine della discesa del castello. Superata anche Via Rastello, si raggiunge la Questura, e proprio alle spalle si scorge il campanile.

STORIA DEL DUOMO DI GORIZIA
Il vero nome del duomo è Cattedrale Metropolitana dei Santi Ilario e Taziano Martiri, ma prima di raggiungere tale titolo ne è passata di storia….

Nel 1001 Gorizia dipendeva ancora dalla Pieve di Salcano, oggi in territorio sloveno, che a sua volta era sotto l’ala del Patriarcato di Aquileia.
Quando la città ottenne il diritto di avere un mercato, anche la sua importanza religiosa aumentò. La prima chiesa ad essere eretta nel XIII secolo fu quella di Santo Spirito, situata però nel borgo del castello.
L’ampliamento del centro urbano fuori le mura, portò alla costruzione di un Comune vicino al quale si svolgeva proprio il mercato. Fu proprio in questo luogo che sorsero anche una serie di edifici di culto.
Il principale fu quello dedicato a Sant’Ilario, il secondo vescovo di Aquileia, martirizzato assieme al suo diacono Taziano. Tale struttura del 1314 corrisponde attualmente al presbiterio del duomo di Sant’Ilario e Taziano, eletti patroni di Gorizia.
Rimodellato e ampliato nel tempo, il duomo ha assunto vari stili architettonici, dove gli interni mischiano elementi gotici a quelli barocchi.
Risale solamente al XIX secolo la bianca facciata neoclassica, caratterizzata dalla scalinata, i tre portali e la nicchia con la Madonna. Il tetto a capanna è decorato invece con una croce e due piccoli obelischi tronchi per lato.
Del Cinquecento è invece il campanile, dove la cuspide piramidale ha preso il posto della precedente cupola a cipolla. La piazza pavimentata comprende una vasca trapezoidale coperta.
INTERNO DEL DUOMO
Lo spazio interno si suddivide in tre navate, tutte decorate con stucchi barocchi. Oltre ai loggiati superiori, o matronei, vi è una tribuna per l’organo e il coro proprio in corrispondenza del portale di accesso.

Particolare è il soffitto con costolature del presbiterio, che sovrasta l’altare maggiore, dove risalta il dipinto della Vergine con i Santi Ilario e Taziano di Giuseppe Tominz. Anticipa l’altare, l’arco santo, un tempo affrescato, ma delimitato ora solo dai capitelli cinquecenteschi.

CAPPELLE LATERALI DEL DUOMO
In origine, il presbiterio corrispondeva alla prima chiesetta di Sant’Ilario, inglobata in seguito nella costruzione del duomo, con altre due cappelle laterali.
La prima è la Cappella di San Acazio e Martiri, voluta dai conti di Gorizia van Graben nel 1471, dei quali è presente sulla volta gotica lo stemma familiare.
Questo ambiente funge anche da vestibolo, ma contiene anche una scala a chiocciola, che conduce alla cripta, dove sono conservate le sepolture di arcivescovi di Gorizia.
La Cappella del Santissimo Sacramento, sul fianco opposto del presbiterio, ospitò in passato le Relique del Duomo, esposte ora nel livello superiore. Sul soffitto gli affreschi hanno preso il posto degli antichi stucchi.

L’altare della cappella è adornato con le statue di Maria, gli angeli e i santi Antonio e Francesco. Sulla parete d’entrata, le lastre tombali risalgono al XVI secolo, compreso il cenotafio dell’ultimo conte di Gorizia, Leonardo.
Questa opera fu eseguita nel 1497, ben tre anni prima della morte del sovrano, avvenuta nel 1500 a Lienz, dove venne in realtà sepolto.
Il monumento ritrae il conte vestito con l’armatura e gli stemmi. In un angolo compare anche la moglie, che fu una discendente della dinastia dei Gonzaga di Mantova.
Oltre a queste cappelle, le navate laterali presentano cinque altari, dedicati a santi, che furono un dono di antiche famiglie nobiliari di Gorizia.

TESORO DEL DUOMO DI GORIZIA
Il Duomo conserva il Tesoro dell’arcidiocesi, composto da antiche reliquie, paramenti liturgici, busti lignei dei santi Ilario, Taziano e Stefano del XVI secolo. L’esposizione è organizzata lungo il matroneo e nella sacrestia superiore.
L’origine di questi tesori si deve alla soppressione del Patriarcato di Aquileia, avvenuta nel 1752. In quell’epoca furono suddivisi fra l’arcidiocesi di Udine e quella appena formata di Gorizia.
A prendere in custodia croci processionali, effigi e simboli di confraternite fu l’Arcivescovo Carlo Michele d’Attems. Anche l‘imperatrice Maria Teresa d’Austria diede il suo contributo con ulteriori paramenti liturgici, reliquiari e busti di santi.
All’esterno, decorano il fianco della chiesa una meridiana e un angelo con il cartiglio. Curiosa è la sezione ottagonale pavimentale.
Ricorda gli scavi e i ritrovamenti degli archeologi. Nel lontano passato, pare infatti che sul luogo fosse probabilmente presente un antico battistero, o addirittura una torre di avvistamento romana.












