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VILLA MANIN COSA VEDERE FRIULI VENEZIA GIULIA

VILLA MANIN COSA VEDERE FRIULI VENEZIA GIULIA

Villa Manin di Passariano da residenza dei dogi veneziani a luogo di cultura e svago, immersa nella campagna friulana, regala emozioni in ogni periodo dell’anno.

Villa Manin cosa vedere Friuli Venezia Giulia
Vista panoramica

STORIA DI VILLA MANIN

A volere questa prestigiosa villa seicentesca furono i nobili Manin….che erano però di origini toscane.

La storia inizia infatti nel 1500, con il casato dei Manini, fuggiti da Firenze dove gestivano un banco di pegni. Giunsero in Friuli con l’intento di acquistare terre, come molti altri toscani avevano già fatto.

A quel tempo il Friuli, contrariamente alla Toscana e all’Italia centrale, era considerato un territorio arretrato, e l’agricoltura necessitava di essere sviluppata.

Fin dal loro arrivo i Manini appoggiarono la Serenissima, che voleva espandersi a scapito del Patriarcato di Aquileia.

Nel 1578, Antonio Manin, che nel frattempo cambiò anche il cognome di famiglia, ebbe l’incarico di amministrare un territorio, sul quale formò poi il borgo di Passariano.

Si costruì la sua dimora in una zona ricca di risorgive e dove scorrevano i fiumi Stella e Taglio.

Successivamente, nel 1651 Lodovico I acquistò a caro prezzo il titolo nobiliare dalla Repubblica di Venezia.

Questo permise al casato di scalare i vertici della Serenissima, e molti Manin diventarono luogotenenti, capitani, senatori e procuratori di San Marco.

Diventarono ancora più ricchi, tanto che nel XVIII secolo possedevano terre che si estendevano dal Polesine all’Istria, e proprietà immobiliari in svariate città.

Contribuirono alla realizzazione di chiese, fra cui quella dei Gesuiti di Venezia. L’ultimo doge della Serenissima fu proprio Lodovico IV Manin, eletto nel 1789, utilizzò la villa come residenza estiva.

TRATTATO DI CAMPOFORMIDO A VILLA MANIN

La Repubblica di Venezia vide proprio sotto il suo governo la fine della sua egemonia, durata oltre 1000 anni. A contendersi questa parte dell’Europa arrivarono in quel periodo gli imperi della Francia e dell’Austria.

Nonostante la sua posizione di neutralità, la Repubblica di Venezia, che contrariamente al suo nome era governata dall’aristocrazia, dovette capitolare.

Nel 1797,  il doge Lodovico abdicò su ordine di Napoleone, che nel frattempo era entrato sulla scena politica.

Fra i vari personaggi che alloggiarono nella Villa Manin ci fu proprio Napoleone Bonaparte. Lo fece in attesa di perfezionare il Trattato di Campoformido. Vi rimase per quasi due mesi, dal 27 agosto al 22 ottobre del 1797.

Il trattato di Campormido, stipulato il 17 ottobre 1797, prende questo nome dal luogo originario scelto per la firma. Doveva trovarsi infatti a metà strada fra il quartiere austriaco, situato a Udine e quello francese di Bonaparte a Villa Manin.

In realtà, Napoleone alla fine costrinse il Conte Ludwig von Cobenzl a raggiungerlo direttamente a Villa Manin.

Il trattato di Campoformido stabilì il passaggio dei territori veneziani, quali il Veneto, Friuli, Istria e Dalmazia agli Austriaci. La Francia ottenne invece la Lombardia, il Belgio e parte dei territori tedeschi fino al Reno.

Lodovico Giovanni Manin, 120° doge della Serenissima, morì invece nel 1802 e le sue spoglie riposano nella Chiesa degli Scalzi a Venezia, in prossimità della stazione dei treni.

Durante i due conflitti mondiali villa Manin si ritrovò al centro degli eventi bellici. Dopo la disfatta di Caporetto vi passarono le truppe in ritirata. Lo stesso accadde nel 1917 durante la Battaglia di Codroipo, quando i soldati italiani si scontrarono con quelli tedeschi.

La villa adibita inoltre a ospedale militare e sede degli Stati Maggiori dell’impero austro-ungarico. Durante il secondo conflitto mondiale vi nascosero le opere d’arte friulane e istriane, e nuovamente occupata dai tedeschi, e alla fine della guerra, dagli Alleati.

Nei decenni successivi del Novecento, gli elevati costi di gestione sia di mantenimento che  di ristrutturazione della villa e del parco, costrinsero i discendenti dei Manin a cedere la proprietà.

Nel 1961 tutto passò dapprima al Ministero della Pubblica Istruzione e nel 1969 alla Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, che l’aprì al pubblico.

COSTRUZIONE DI VILLA MANIN

Villa Manin si è evoluta nel corso del tempo fino a diventare come la vediamo oggi, e questo soprattutto per le varie funzioni d’uso che ha avuto.

Da mansione di campagna per la gestione dei terreni agricoli, ha preso le forme di un‘elegante dimora aristocratica.

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Stradone verso la campagna friulana

Il primo progetto di Villa Manin lo avviò nel 1578 da Antonio Manin, ma solo nel 1651 con Ludovico I Manin è stata ulteriormente valorizzata.

La cosiddetta “fabbrica di Passariano” costituì il cantiere, nei quali i lavori durarono per decenni.

A quel tempo, migliaia erano le ville venete della Serenissima, sparse fra il Friuli, Veneto e Lombardia. Gli aristocratici rappresentavano in questo modo il loro potere economico, e i Manin non furono da meno.

L’architettura era più o meno simile, con un corpo centrale abbracciato da due ali laterali, denominate barchesse.

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Barchessa di Villa Manin

Villa Manin è costituita proprio da un palazzo con costruzioni laterali, e una piazza quadrata antistante. Separata ora dalla strada, è invece la piazza circolare delimitata dalle esedre, che ricordano il colonnato di San Pietro a Roma.

VISITA A VILLA MANIN

Dal comodo e ampio parcheggio di Villa Manin, si accede alla corte sud, anticipata da due peschiere e una cancellata in ferro battuto, delimitata da due torrette e colonne sormontate da statue.

ESEDRE DI VILLA MANIN

Abbracciano l’ampio prato circolare le esedre, che separano il borgo dalla villa. Questi porticati a doppia altezza sono scanditi da lesene, archi e finestrelle dalle forme arrotondate nel sottotetto. Come le restanti costruzioni della villa, la copertura è adornata di statue e guglie.

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Portali e porticati

In occasione di mostre pittoriche, come quella intitolata “Confini da Gauguin a Hopper” è possibile ammirare l’interno dell’esedra di Levante. Il percorso inizia dal sottotetto dove si trova la biglietteria e si sviluppa poi nei livelli inferiori del palazzo.

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Sottotetto di una barchessa della villa

BARCHESSE DELLA VILLA

Superata la strada, si giunge al palazzo principale che si sviluppa su tre livelli. Nella parte centrale spicca il timpano con l’orologio posto su un ulteriore piano. Anticipa la facciata scandita al centro da colonne, una scalinata con balaustra in pietra, che conduce all’ingresso.

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Facciata centrale di Villa Manin

Le barchesse o porticati laterali inquadrano con il palazzo centrale la piazza d’onore, costituita da un prato quadrato. Arcate a doppia altezza scandiscono i porticati con decorazioni sul soffitto e la pavimentazione a scacchi bianchi e neri.

CAPPELLA DI SANT’ANDREA

La barchessa di destra ingloba la Cappella di Sant’Andrea, che costituisce anche la chiesa del borgo. L’accesso dalla sagrestia permette di ammirare anche l’altare del Crocefisso e quello della Madonna del Carmelo.

Corridoi laterali conducono alla cappella dalla pianta ottagonale che si eleva su due livelli. Da quello superiore i nobili assistevano alle funzioni religiose.

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Cappella di Sant’Andrea

L’edificio si ispira alla Chiesa della Madonna della Salute di Venezia. Il soffitto è a cupola mentre la pavimentazione è in marmo bianco e rosa.

SCUDERIE DI VILLA MANIN

Accanto si trovavano le scuderie, che ospitano ora antiche carrozze. Caratteristiche sono le colonnine in marmo rosa che separavano i cavalli.

In questo spazio si trovano i “quadri parlanti”, nei quali quattro personaggi si animano e raccontano la loro storia e quella della villa.

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Scuderie di Villa Manin

Si tratta di Ludovico Manin, ossia l’ultimo doge di Venezia, Napoleone Bonaparte, Maria Amalia di Sassonia, che fu ospite dei Manin e quello con una bracciante.

Ai piani superiori si trovano uffici e vi si tengono mostre temporanee ed eventi culturali.

INTERNI DI VILLA MANIN

Le sale al piano inferiore del corpo centrale di Villa Manin sono tutte decorate e lasciano i visitatori a bocca aperta. Bellissimi affreschi, e stucchi e pitture, alcune realizzate da Louis Dorigny, noto artista dell’epoca, che creano fantastiche ambientazioni.

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Prospettiva sulle sale

Suo è il “Trionfo della primavera” che presenta allegorie delle virtù dei Manin, che a loro avviso impersonavano l’amore, gloria, abbondanza e ricchezza.

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Affresco a Villa Manin

Pitture 3D, elementi naturali e straordinari trompe l’oeil settecenteschi fanno viaggiare con la mente.

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Soffitto di una sala della villa con effetto 3D

Illusioni ottiche amplificano lo spazio con visuali su fantastiche stanze e cupole che si elevano verso il cielo.

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Sala della villa con trompe l’oeil

Finte porte, balconcini, mensole, vasi, anfore, obelischi e drappi realizzati anche in bassorilievo sono uno spettacolo per gli occhi.

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Trompe l’oeil sul soffitto

In particolare, la Sala della Tenda mostra un panneggio illusionistico, adornato con lo stemma dei Manin con tanto di corno dogale, il copricapo dei dogi.

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Decorazioni e stucchi nelle sale

Dai soffitti affrescati di queste sale, in passato al centro di feste e balli, pendono preziosi lampadari in vetro di murano. Nel salone centrale a doppia altezza è presente anche un ballatoio in legno.

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Salone centrale di Villa Manin

STANZA DI NAPOLEONE BONAPARTE

Al pianterreno di Villa Manin è possibile conservata la camera ammobiliata utilizzata da Napoleone e la moglie Josephine de Beuharnais, durante il loro soggiorno, in attesa del Trattato di Campoformido.

Il letto è posizionato in uno spazio stretto fra due nicchie laterali, che mostrano da aperture sul soffitto i precedenti affreschi seicenteschi, coperti poi da stucchi.

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Stanza di Napoleone Bonaparte

Un video racconta gli avvenimenti del 17 ottobre del 1797, quando Napoleone si incontrò per la firma del trattato con il Conte Ludwing von Cobenzl, diplomatico austriaco.

La sala della stufa, come dice il nome conserva una stufa ottocentesca che si caricava dall’esterno. Le pareti sono ricoperte di pitture marmorizzate che culminano sul soffitto, con al centro un bel lucernaio a lanterna.

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Lucernaio della stanza della stufa

Due scaloni monumentali interni conducono al piano superiore, in passato zona privata mentre ora spazio espositivo per mostre temporanee. I soffitti delle scale mostrano stucchi e grandi dipinti dai temi mitologici.

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Scalone monumentale di Villa Manin

PARCO DI VILLA MANIN

A impressionare i visitatori non doveva essere solo la bellezza della villa, ma anche quella del parco. Per tale motivo anch’esso si è evoluto nel corso del tempo, in base a gusti estetici del momento.

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Fioriture nel parco di Villa Manin

Dalla scenografica villa posta in mezzo alla campagna si diramavano due lunghi stradoni, uno verso San Daniele e l’altro verso la bassa pianura.

A racchiuderla nel suo mondo magico provvedevano nella parte anteriore le esedre e le barchesse. Dalla parte del parco c’erano invece le foresterie, che accoglievano gli ospiti, e una lunga muraglia in pietra, che la separava dall’aperta campagna.

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Muraglione del parco

STILI ARCHITETTONICI DEL PARCO

Nel 1670, l’aspetto originale del parco di Villa Manin era barocco. Lo caratterizzavano aree ludiche, come ad esempio fortificazioni in miniatura, padiglioni, labirinti, recinti per animali, e zone scenografiche come le colline artificiali con statue allegoriche.

Il giardino a un certo punto viene paragonato al titolo di un poemetto “Albergo della pace e del piacere“, grazie anche ai suoi giardini pensili, le logge, aranciere, giochi d’acqua.

Rilievi artificiali sul fondo del giardino facevano da quinta teatrale alle montagne in lontananza.

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Sculture del parco di Villa Manin

La collina denominata “Monte Etna” presentava allegorie mitologiche di rinascita e prosperità.

Figurava il mito di Proserpina, che rapita da Plutone e portata negli inferi, ottenne il permesso da Giove di tornare sulla terra a trovare la madre Cecere. Simboleggiava così i cicli della natura.

Il gruppo con Saturno alludevano alle attitudini dei Manin, alla volontà di continuazione della loro prosperità e del buon governo. Statue come quella di Apollo li incarnavano come benefattori e promotori di cultura.

L’attuale posizione di queste sculture sulle collinette non rispecchia più la loro originaria collocazione.

In un’epoca successiva, a reinterpretare il parco ci pensò l’architetto del Teatro la Fenice di Venezia, con la creazione di aiuole fiorite e geometriche.

L’antico tracciato è ancora evidente in alcune parti del parco, con fasce sporgenti spesso disseminate di tulipani e narcisi.

Di questo periodo è anche il belvedere posteriore in stile neoclassico di Giorgio Massari, con la scalinata che scende verso il giardino.

Nell’Ottocento, Giannantonio Selva il paesaggista italiano trasformò il giardino in parco all’inglese, con l’intento di integrarlo stavolta all’ambiente circostante.

In seguito alla proclamazione del Regno d’Italia, nel giardino romantico si è voluto rappresentare, attraverso la sinuosità di alcuni viali, le forme del profilo dello stivale d’Italia.

Nel corso dei due conflitti mondiali, il parco venne utilizzato anche dalle truppe di passaggio, e cominciò così il suo declino. Visto il suo stato di abbandono, lo espropriarono e affidarono alla Regione Friuli Venezia Giulia, che lo apre ora al pubblico.

COSA VEDERE NEL PARCO DI VILLA MANIN

Il giardino di Villa Manin è costituito perlopiù di radure erbose, boschetti, lunghi viali laterali con infilate di erme, ossia busti scultorei posti sopra eleganti basamenti, statue e vasi in pietra.

Numerose sono le specie botaniche presenti, alberi secolari come cedri, tigli, bagolari, platani, cipressi, pini e paulownie. In primavera i prati sono disseminati di narcisi e altri fiori colorati.

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Laghetto di Villa Manin

Sono presenti anche avvallamenti con due laghetti, colline artificiali, di cui una con l‘antica ghiacciaia sotterranea, riconoscibile dal tempietto ottocentesco sulla summità.

La cinta muraria, scandita da porte barocche e fiancheggiata da alberi, separa il paesaggio campagnolo esterno ricco di magredi e risorgive.

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Installazioni artistiche nel parco

Come la villa anche il parco è interessato da manifestazioni, feste e incontri culturali in ogni stagione dell’anno ed è arricchitto di installazioni artistiche moderne.

Friuli Venezia Giulia cosa vedere!!

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