CHICHÉN-ITZÁ COSA VEDERE YUCATÁN MESSICO
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Chichén Itzá è probabilmente il sito maya più famoso della Penisola dello Yucatán e anche del Messico.
Situata a circa tre ore di viaggio da Cancún e dalla Riviera Maya più in generale, costituisce, assieme a Tulum, una delle aree archeologiche più visitate e affollate.
Dichiarato sito Unesco, Chichén Itzá è stato anche eletta nel 2007, una delle sette meraviglie del mondo moderno.
STORIA DI CHICHÉN ITZÁ
La nascita dell’antica città di Chichén Itzá si deve alla posizione di ben cinque cenotes, collocati a breve distanza uno dall’altro.
CENOTES DI CHICHEN ITZA
Sul suolo calcareo della Penisola dello Yucatán non scorrono fiumi e non sono presenti laghi in superficie ma sottoterra.
Le falde acquifere connesse anche a corsi d’acqua, si devono quindi all’infiltrazione dell’acqua piovana. Questo processo ha portato con il tempo al collasso del terreno, e alla formazione di oltre 10.000 voragini chiamate Cenotes.
In passato, fu proprio l’importanza di queste riserve d’acqua a determinare la dominazione di alcuni gruppi indigeni e l’assoggettamento di popoli più deboli.
I clan più potenti controllavano infatti i pozzi e nel caso di Chichén Itzá, il Cenote Sagrato, ossia Sacro, fu considerato il portale per il mondo sotterraneo e per questo utilizzato per riti sacrificali.

ITZÁ POPOLO DOMINATORE
Il nome di Chichén Itzá non a caso significa “all’imbocco degli Itzá“, dove gli Itzá furono i dominatori di queste terre. Originari della regione guatemalteca di Petèn, molto più a sud, molto di loro si spostarono verso il Golfo del Messico in cerca di nuove terre.
Costituirono un avamposto e uno snodo commerciale per la loro civiltà, fondando dapprima la città di Edznà.
Gli abitanti di Chichén Itzá non erano formati da unico popolo, ma da un insieme di gruppi etnici, che parlavano lingue differenti e avevano usi e abitudini variegate.
A unirli fu principalmente la religione e l’adorazione di alcune divinità. I loro governanti e i sacerdoti ne approfittarono tenendo ben saldo il potere e dichiarando la loro vicinanza agli dei.
La città originaria di Chichén Itzá risaliva all’incirca al 450 d.C., ma verso il 900 d.C. una prolungata siccità portò al suo parziale abbandono. Superato questo periodo, arrivarono nuovamente dal sud altri Itzà, ma durarono un centinaio di anni.
TOLTECHI A CHICHÉN ITZÁ
Furono i Toltechi a sottomerli, giunti invece dal Messico Centrale, dove si trovava la loro capitale Tula, situata attualmente a poca distanza da Città del Messico.
Il loro dio Serpente Piumato, chiamato Kukulcan dagli Itzá, o Quetzalcoatl dai Toltechi, subentrò nella scala gerarchica rispetto al dio della Pioggia, Chaac.
I Toltechi portarono anche l‘usanza dei sacrifici umani, che si rifletteva anche nelle decorazioni architettoniche degli edifici. Questo è evidente con l’ampia rappresentazione di teschi e teste del serpente piumato.
L’attività preferita dei nuovi abitanti erano le guerre contro i centri vicini, che servirono principalmente per procurarsi schiavi. Li impiegarono sia come manodopera per la costruzione dei loro grandiosi monumenti, ma anche come vittime sacrificali per le loro cerimonie.
Chichén Itzá creò anche una lega militare con le civilità di Uxmal e Mayapan, solo che poi quest’ultima prese il sopravvento.
DECLINO DI CHICHÉN ITZÁ
Con il tempo, la costruzione di grandi strutture divenne dispendioso e tutto terminò nel XIII secolo, quando arrivò il definitivo declino. La popolazione cominciò a disperdersi verso altri centri abitati e tutto cadde in rovina.
Al loro arrivo nel XVI secolo, gli Spagnoli trovarono solamente piccole comunità di indios coltivatori, che furono in seguito decimati dalle nuove malattie portate dagli Occidentali.
Attualmente i discendenti degli Indios Maya vivono principalmente nello stato del Chiapas, nel Messico centrale, in condizioni misere. Continuano però a battersi per i loro diritti, aiutati anche da attivisti del movimento politico zapatista.
VISITA AL SITO ARCHEOLOGICO DI CHICHÉN ITZÁ
L’area archeologica di Chichén Itzá si suddivide principalmente in due parti, quella antica degli Itzá e quella più recente, fondata dai Toltechi.
Si diversificano per i loro stili architettonici. Molto più elaborato nella Chichén Itzá Vieja, abitata fra il 600 d.C e 900 d.C., i cui edifici sono più contenuti e in stile Puuc.
La Chichén Itzá Nueva, che durò dal 900 d.C al 1200 d.C., è caratterizzata invece da imponenti complessi e raffigurazioni più cruente e stilizzate.
EL CASTILLO DI CHICHÉN ITZÁ
Il percorso di visita inizia dal centro visitatore con un sentiero che ripercorre gli antichi sacbè. Si tratta delle le strade maya bordate da muri bassi e cosparse di pietre bianche, ben visibili anche di notte con la luna.

Collegavano i vari centri e complessi della città, e questa in particolare conduce direttamente davanti alla spianata con il simbolo di Chichén Itzá.
Si tratta della Piramide di Kukulkán, nome maya del dio serpente piumato, ma che per i Toltechi era Quetzalcoatl.
Questa costruzione, che raggiunge i 31 metri di altezza, è la più grande del sito. Considerata il calendario maya, è formata da nove piattaforme, che corrispondono ai nove livelli del mondo sotterraneo maya.
Su ogni lato era presente una gradinata con 91 scalini, che sommati assieme all’ultimo gradino del tempio superiore, erano in tutto 365 come i giorni dell’anno.
Le terrazze di ogni facciata sono 18 e rappresentano i mesi maya. 52 sono invece i pannelli che corrispondono ai 52 anni della ruota del calendario maya.
RICOSTRUZIONE DELLA PIRAMIDE
Solamente due sono però i lati della piramide che sono stati perfettamente ristrutturati, o per meglio dire ricostruiti.

Negli anni 1920, il governo messicano era intenzionato a trasformare la riviera maya un luogo turistico, che facesse concorrenza ai Caraibi o alla Florida.
Per questo motivo, decise di intraprendere un’opera di ricostruzione della piramide, che era ridotta a un cumulo di macerie e sepolta dalla vegetazione.
I due lati più grezzi della piramide, sebbene risistemati, rinforzati e stabilizzati, danno un’idea di quale fosse il suo aspetto a quell’epoca.

Lo stesso accadde, tuttavia, anche ad altre strutture di Chichén Itzá, proprio perchè doveva servire a richiamare folle di turisti come infatti succede ora.
Molte pietre originali e decorazioni furono trafugate in precedenza, così dovettero intagliarne e scolpirne di nuove, specie per gli scalini e le balaustre.
SERPENTE PIUMATO E EQUINOZI
La piramide è dedicata al dio Quetzalcoatl, il serpente piumato, come si vede dalle varie teste in pietra poste alla base della scalinata.

La rappresentazione della sua discesa dalla piramide è evidente soprattutto nel corso dei due equinozi annuali, ossia quando il giorno e la notte hanno la stessa durata.
In queste occasioni, le ombre create dalla piramide stessa, accentuano l’effetto della sua lenta discesa, che si completa proprio accanto alle teste in pietra.
Uno spettacolo serale lo ricrea artificialmente anche con un gioco di luci e suoni, che racconta inoltre la storia con una proiezione di immagini sulle facciate in pietra.
Come molti edici e monumenti antichi, anche la piramide di Chichén Itzá è stata costruita su una precedente costruzione.
All’interno hanno scoperto infatti una camera con la statua di Chac-mool e un trono a forma di giaguaro, dipinto di rosso e decorato con pietre di giada.
Fino al 2008, ossia quando si verificò un incidente mortale, era possibile salire sulla piramide e addentrarsi nel cunicolo che portava a questa stanza segreta.

Come molti altri edifici maya e di varie civiltà antiche, anche la Piramide di Kukulkán è allineata in base ad eventi celesti.
TEMPIO DEI GUERRIERI
Alle spalle del Castillo si trova il Templo de los guerreros, conosciuto anche come tempio delle mille colonne.

Si tratta di un’altra piramide con gradinate, in cima alla quale sono posizionate alcune colonne raffigurati serpenti con segni astronomici sopra gli occhi. In mezzo è presente la statua di Chac-mool reclinato, dove erano messe le offerte per gli dei.
Alla base sono presenti le numerose colonne, non mille come è soprannominato, ma circa duecento. Bisogna ricordare che i nomi ai monumenti furono gli Spagnoli a darglieli, quando li scoprirono appena conquistarono questi territori.
Su un lato, le colonne sono cilindriche mentre sull’altro sono squadrate e decorate, con bassorilievi secondo lo stile tolteco. Rappresentano guerrieri e ricordano un po’ il sito di Tula, la capitale tolteca, vicino a Città del Messico e a Teotihuacan.

In origine, questi pilastri erano in una grande sale, usata probabilmente per incontri e raduni. Reggevano una copertura con un fregio decorato, ma con il tempo è crollato e i resti li portarono via.
Dietro questo gruppo di colonne era collocato un piccolo Juego de la Pelota.
MERCADO
Sul lato sud della corte delle mille colonne, era presente il mercato, del quale è rimasta solo la piattaforma con la scalinata e le colonne. I Toltechi non furono solo guerrieri ma anche abili artigiani, che in questo luogo probabilmente vendevano i loro manufatti.
Il tetto del Mercado era ad arco, come evidenza il patio centrale che presenta colonne più alte rispetto a quelle laterali. Lungo le pareti, una panchina con schienale inclinato ha fatto dubitare che questo luogo fosse davvero di un mercato.
TEMPIO DI VENERE
Su un fianco della piramide si vedono i resti del tempio di Venere, costituiti da una piattaforma con le scalinate sui quattro lati.

Prende questo nome da varie decorazione e in particolare da un bassorilievo, che raffigura Venere con artigli di giaguaro, che fuoriescono dalle fauci del serpente piumato. Questo tempio fu utilizzato per cerimonie e riti.
CENOTE SAGRADO
Un lungo sacbè conduce al Cenote Sagrado, considerato dai Maya il portale del mondo sotterraneo. Sul fondo di questo pozzo d’acqua, del diametro di 50 metri per 60 metri, sono stati ritrovati numerosi gioielli, materiali preziosi, conchiglie e ossa umane.
Sul bordo è presente una struttura su due livelli, utilizzata probabilmente per assistere ai riti e una piattaforma inclinata da dove gettare le offerte.
Questo ha confermato come questo fosse un luogo di sacrifici, praticati dai Toltechi in onore del loro dio Quetzalcoatl.
TZOMPANTLI MURO DEI TESCHI
Lo ricorda molto bene anche la costruzione denominata Tzompantli, un lungo basamento completamente decorato con teschi umani.
Il suo nome atzteco ricorda una struttura simile nella capitale azteca di Tenochtitlán. Oltre a teschi sono scolpite scene di sacrifici, aquile che divorano cuori umani e scheletri di guerrieri con frecce. Questa struttura si trova vicino al Tempio del Giaguaro.

CAMPO DELLA PALLA
Come ogni sito maya anche a Chichén Itzá si trovava un Campo della palla, che non si trattava di un’area di svago ma era un luogo “di regolamenti di conto“…. Le squadre che si fronteggiavano erano infatti nemiche e chi perdeva veniva sacrificato.
Alcuni studiosi ipotizzano, invece, che fosse il capitano della squadra vincitrice a farsi decapitale di sua volontà, per ricevere l’accesso diretto al Paradiso maya.

Quello di Chichén Itzá costituiva uno dei più grandi del mondo Maya, con pareti lisce laterali, alte dieci metri, sulle quali i gli spettatori assistevano alle partite.
La palla di gomma di caucciù era però dura e pesante per cui i giocatori dovevano proteggersi con paracolpi alle braccia, anche e faccia. Molto difficile era fare canestro visto che avevano i fori molto stretti.
I rilievi alla base delle mura raffigurano proprio i giocatori e ricordano importanti vittorie.

I sacerdoti e governanti assistevano all’incontro direttamente dal Tempio dei Giaguari, la cui entrata è anticipata alla base da una figura in pietra in passato utilizzata come trono.

Le pareti del Campo della Palla creano un fenomeno acustico, dove il suono si riverbera su di loro.
CHICHÉN ITZÁ VIEJA
La sezione più antica di Chichén Itzá la edificarono gli Itzá, che adoravano principalmente il dio della pioggia Chaac.
La sua raffigurazione, alquanto complessa, appare sugli edifici decorati in stile Puuc. Molto evidente è il suo naso a proboscide, che sporge soprattutto dagli angoli degli edifici, come la “chiesa”.

CASA DE LAS MONJAS
La costruzione chiamata dagli Spagnoli Iglesia prende questo nome, perchè posizionata accanto a una più grande, Casa de la Monjas. La presenza in questa ultima di tante stanze portò all’ipotesi che si trattasse infatti di un convento di monache.

Le decorazioni comprendono mosaici assemblati con pietre intagliate, che riproducono complesse geometrie e raffigurazioni di Chaac.
Il lungo naso del dio della pioggia servì probabilmente a convogliare l’acqua piovana, che scendeva dal tetto, in qualche cisterna.

CARACOL DI CHICHEN ITZA
Diverso da tutti gli altri edifici è il Caracol, un osservatorio astronomico cilindrico appoggiato su un basamento rettangolare con scalinate.

Questa torre è caratterizzata da porte e finestre allineate con il pianeta Venere, considerato dai Maya il dio della guerra. Prende il nome di chiocciola per la forma a spirale della sua stanza interna.
In base all’osservazione dei corpi celesti, i Maya riuscivano a stabilire il momento ideale per le coltivazione e i raccolti…

Studiarono inoltre il Sole, la luna, Venere, Marte e Mercurio e altre stelle, e furono in grado di calcolare le eclissi. Il Tempo era considerato un essere soprannaturale, che manteneva l’ordine nell’Universo.
TOMBA DEL GRAN SACERDOTE
Chiamata anche Ossario, si tratta di una piramide a nove livelli, nella quale ritrovarono resti umani.
Ebbe probabilmente un uso differente, e si tratta di una versione minore e più antica della piramide del Castillo. Anche questa costruzione è decorata alla base con teste del serpente piumato.
Pare si trovi sopra una caverna nella quale si scende dal tempio superiore. Contiene sette tombe con offerte di pietre preziose, rame e conchiglie.
CASA DEL VENADO E CASA ROSSA
Il cosiddetto Tempio del Cervo, o Casa del Venado, deve il suo nome ai resti di un dipinto, che ritraeva un cervo, ma ormai scomparso a causa dell’umidità.
E’ simile alla vicina Casa Rossa o Chinchanchob, una struttura a piattaforma con angoli arrotondati e una scala che conduce al tempio superiore.
Questo ultimo presenta elaborate “creste” e un fregio con greche alternate e maschere di Chaac sopra gli ingressi.
La vicina struttura era il bagno di vapore. Conseva ancora una parte della copertura, colonne e sedili in lastre di pietra. Sul retro scaldavano le pietre sulle quali versavano l’acqua fredda che produceva vapore.
Il Akab Dzib era un complesso di edifici collegati che avevano una ventina di stanze coperte da una volta con falso arco.
Chiamato anche arco a mensola, questa struttura architettonica era formata da due pile di blocchi, che si avvicinavano man mano che salivano. Si incontravano in alto unendosi in un unico blocco.
Nella parte antica di Chichén Itzá era presente, infine, il piccolo cenote di Xtoloc, che riforniva la città di acqua potabile.
MUSEO DI CHICHÉN ITZÁ
Aperto nel 2024, il bellissimo museo di Chichén Itzá accoglie centinaia di reperti ritrovati proprio in questo sito, ma anche provenienti da luoghi lontani.
Le sue sale riproducono inoltre ambientazioni con architetture e manufatti maya, e raccontano la storia di questo antico popolo tramiche postazioni interattive.
Città del Messico cosa vedere!!














