MEMORIALE BRION COSA VEDERE VENETO
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Memoriale Brion è una tomba monumentale progettata dall’architetto modernista Carlo Scarpa, oggi bene FAI.

STORIA DEL MEMORIALE BRION
Situato a San Vito di Altivole in provincia di Treviso, il Memoriale Brion è sorto per volere di Onorina Tomasin, vedova di Giuseppe Brion.

MARCHIO BRIONVEGA
I coniugi furono i fondatori del marchio italiano Brionvega, che si fece conoscere a partire dal boom economico degli anni Sessanta.
Per i loro apparecchi radiofonici e televisivi dalle linee accattivanti, si avvalsero di importanti architetti e designer dell’epoca.
Vista la loro unicità , modelli iconici come il televisorino l’Algol 11 con lo schermo inclinato e la radio “cubo”, sono tuttora esposti nei musei internazionali, quali il Moma di New York e il Louvre di Parigi.
Negli anni Ottanta, complice la concorrenza straniera, la Brionvega entrò in crisi e venne man mano assorbita dalla Seleco di Pordenone, successivamente chiusa a sua volta.
La morte di Giuseppe Brion, sopraggiunta prematuramente a 59 anni, spinse nel 1969 la moglie Onorina a volerlo ricordare con un memoriale.
Il luogo scelto fu il cimitero del paese nativo del marito, San Vito di Altivole, posto in mezzo alla campagna trevigiana.
PROGETTO DEL MEMORIALE
Per questo suo progetto, interpellò Carlo Scarpa già amico di famiglia, il quale lavorò al progetto dal 1970 al 1978, ossia fino alla sua morte. Si spense infatti mentre era in Giappone, in seguito a una caduta dalle scale.
L’architetto accettò l’incarico chiedendo però alla vedova di non risposarsi. Questo accordo gli permise di esprimere al meglio in questo progetto funerario i suoi ideali architettonici e le sue filosofie di vita.
Il lotto acquistato dai Brion si sviluppa a forma di L rovesciata, attorno a due lati del cimitero di San Vito.
Il terreno del memoriale, che risulta leggermente rialzato rispetto alla campagna circostante, è delimitato da un muro in calcestruzzo inclinato di 60°verso l’interno.
Questi due fattori fanno percepire il memoriale come se fosse un “tumulo”, lo fanno risaltare meglio nel paesaggio circostante.
La realizzazione di questo progetto comportò otto anni di lavoro di Scarpa, ma fu però ultimato dal figlio Tobia, in base agli schizzi originali. Fu sempre il figlio a provvedere alla sepoltura del padre e della madre Ninni Lazzari in uno spazio all’interno dello stesso memoriale.
ARCHITETTURA DEL MEMORIALE FUNEBRE
L’accesso a questo complesso funerario avviene dal cimitero comunale. Carlo Scarpa ha voluto realizzare costruzioni movimentate, con richiami architettonici veneziani, sotto forma di angoli ciechi e riflessi di luce e specchi d’acqua.

Presenti sono anche ambientazioni esotiche rielaborate, il tutto distribuito su ampie porzioni di verde.
PROPILEI E GLI ANELLI DEL MEMORIALE
Un vialetto cimiteriale conduce a una lunga costruzione in cemento, anticipata da un pino piangente e un ingresso con scalinata irregolare. Il passaggio ricorda un po’ gli antichi propilei greci, che delimitavano le aree sacre.

La parete di fondo di questo tratto incorpora due ampie aperture circolari intrecciate. Oltre a simboleggiare l’amore coniugale, indicano lo Ying e lo Yang, le due forze opposte che si attraggono.

I bordi di questi anelli sono rafforzati con decorazioni musive, una blu e l’altra rosa, che sul lato posteriore risultano invertiti.

Il corridoio all’interno della costruzione conduce in due direzioni opposte. A destra una vetrata si solleva e scende nell’acqua, tramite un sistema di cavi visibili sul muro esterno.
PADIGLIONE ZEN
Questo tragitto è inteso come un viaggio di iniziazione, che conduce a un giardino zen sull’acqua, con ninfee, carpe rosse e altri pesci colorati.

Elementi decorativi affiorano in superficie, come una croce labirinto, mentre altri sono sommersi a ricordare antichi resti archeologici.
Il laghetto circonda un padiglione moderno con dettagli dorati e colorati. Ricorda una scatola sospesa, sormontata da fasce lignee, ma sostenuta da fini ed elaborate colonnine.
Sotto questo tempietto è presente una struttura gradonata in cemento e una conifera contorta con accanto un canneto, che evocano un paesaggio orientale.

L’armoniosa vista panoramica invita alla meditazione e copre tutta la lunghezza del memoriale, fino alla tomba vera e propria dei Brion.
ARCOSOLIUM E LE TOMBE BRION
Nella direzione opposta della costruzione allungata all’ingresso, uno stretto corridoio scoperto conduce a un’arcata ribassata.

Si tratta di un arcosolium che custodisce i due sarcofagi dei coniugi Brion. Sono inclinati, uno verso l’altro, come a volersi ricongiungere. L’architettura si rifà alle sepolture degli antichi cristiani, mentre il soffitto è rivestito di piastrelle colorate.

Le tombe sono ricavate da un blocco di marmo chiaro alla base e scuro sopra, rifiniti con legno palissandro. Su di esso sono incisi in nomi dei coniugi, ma senza le date di nascita e di morte di Onorina Tomasin.
PADIGLIONE DEI PARENTI
Quattro scalini sfalsati scendono verso il padiglione con le sepolture dei parenti dei Brion. La copertura piramidale mostra all’interno un intonaco scuro, mentre da una lunga e stretta apertura filtra la luce.
Questa struttura poggia direttamente sul muro di cinta inclinato, che nell’angolo è abbellita con una feritoia elaborata, dalla quale si osserva il mondo esterno.

CAPPELLA DEL MEMORIALE BRION
Una delle costruzioni più affascinanti è la cappella, costituita da un cubo girato a 45°, collegato a un lungo corridoio, il tutto circondato da specchi d’acqua.

Un portone in perfetto stile giapponese si apre ruotando su un perno, ma ingloba anche una porta più piccola. Lo spazio della cappella è anticipato da un grande varco circolare, immortalato anche nel film Dune.

Alcune discrete decorazioni colorate e dorate sono sparse sulle aperture e le pareti, che donano raffinatezza ed eleganza all’ambiente.

Lunghe finestre gradonate e strette aperture creano riflessi di luce, ma costituiscono anche un contatto con lo spazio esterno, grazie anche dai riverberi dell’acqua.

Una cupola quadrangolare con rivestimenti in legno a gradoni sormonta l’altare, accanto al quale è posizionata una grande croce lignea stilizzata.

L’uscita conduce a un passaggio su pietre affioranti dall’acqua, e altri elementi in cemento gradonati sommersi sul fianco.

Lo spazio del memoriale si conclude con un gruppo di cipressi, che conduce all’uscita. Da questa angolazione si apprezza una splendida vista su tutti gli elementi simbolici ricercati, utilizzati per la decorazione esterna della Cappella.
MEMORIALE BRION BENE FAI
Dopo quasi 50 anni, nel 2018 Ennio Brion, figlio dei coniugi, ha affidato il restauro del memoriale a Guido Pietropoli, allievo di Carlo Scarpa.
I lavori, durati tre anni, sono stati lunghi e complessi, anche per il deterioramento del calcestruzzo. Il restauro si è basato sui progetti originali, oggi conservati al MAXXI, il Museo di Belle Arti di Roma.

Dal 2022, il complesso funebre è diventato bene del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, diventando così Memoriale Brion.
CARLO SCARPA
Considerato uno degli architetti moderni più importanti del dopoguerra, Carlo Scarpa, come Mies van der Rohe e Le Corbusier, non si laureò mai in architettura.
I suoi progetti sono più che altro delle opere d’arte, per questo è spesso valutato come artista modernista. Gli spunti li attinse dalle sue radici veneziane, ma anche da filosofie orientali.
Un altro esempio del suo stile impeccabile è possibile vedere a poca distanza… L’Ala Novecentesca della Gipsoteca canoviana, che porta infatti la sua firma…

Nel Memoriale Brion, Carlo Scarpa utilizza il cemento armato in maniera decorativa, e crea elaborate geometrie. Realizza una perfetta armonia con materiali differenti, e inserisce anche elementi naturali come il legno, o inserti variopinti come i mosaici.
Con questo memoriale ha voluto simboleggiare il percorso dell’uomo verso se’ stesso e la sua anima gemella.

Il memoriale, secondo la visione di Carlo Scarpa, doveva essere un luogo di incontro aperto a tutti, ma anche un luogo di meditazione, di pace e serenità , reso possibile con giochi di luce, pini cadenti, aceri, specchi d’acqua e particolari scorci panoramici.
TOMBA DI CARLO SCARPA
In un angolo del memoriale, fra la cappella e il muro del cimitero comunale, è posta la lapide dell’architetto Carlo Scarpa e della moglie.

Pare abbia voluto farsi seppellire in piedi ma leggermente inclinato. Carlo Scarpa lavorò a numerose riorganizzazioni architettoniche, fra cui la Gipsoteca Canoviana a Possagno.
MEMORIALE LOCATION DI FILM
Il fascino del Memoriale Brion è immortalato anche in alcune scene del colossal “Dune parte due”, del 2024, con Timothée Chalamet, Zendaya e Javier Bardem. Questo film ha contribuito a rendere il memoriale molto conosciuto anche all’estero.

Nel film del 2025 “Le città di pianura” di Francesco Sossai, l’atmosfera del memoriale regala una forte spiritualità . Giulio, il personaggio principale, pare interpretare l’architettura come un modo di vivere.
CONSIDERAZIONI FINALI
La visita al Memoriale Brion lascia senza dubbio una sensazione di pace e armonia, grazie alle sue geometrie, simmetrie e prospettive.

La sua architettura già all’avanguardia all’epoca ma tuttora attuale, stupisce e muta in base al momento della giornata e delle stagioni.

Ombre e riflessi, sfumature naturali, toni di grigio di materiali grezzi inframmezzati da tocchi di colore, regalano un’esperienza di benessere e tranquillità .
Treviso cosa vedere in un giorno!!













