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OPERA HOUSE cosa vedere Sydney

OPERA HOUSE COSA VEDERE SYDNEY

Opera House è senza dubbio l’edificio più famoso di Sydney e dell’Australia, oltre ad essere riconoscibile in tutto il mondo per la sua spettacolare architettura.

Nonostante la sua storia travagliata, l’Opera House rappresenta ora una meta immancabile in un viaggio in questa terra lontana.

Dal 2007, questa struttura è iscritta nella lista del Patrimonio dell’Umanità, poichè rappresenta i molteplici aspetti della creatività umana, sia per la sua forma architettonica che per il design strutturale.

Opera House cosa vedere Sydney
Opera House

STORIA DELL’OPERA HOUSE DI SYDNEY

L’Opera House è situata sulla penisola di Bennelong Point, nella baia di Sydney, al posto del Fort Macquarie Tram Depot, demolito proprio nel 1958.

Questo era il deposito della linea tranviaria di Sydney, che fu edificato a sua volta sui resti del Fort Macquarie. Il forte risaliva, invece, ai primi anni della colonizzazione, fu realizzato infatti nel 1789.

L’idea della progettazione dell’Opera House iniziò a farsi strada già alla fine degli anni Quaranta. Il primo a proporne la costruzione fu Eugene Goossens, il direttore del conservatorio di musica del New South Wales.

Fino ad allora il luogo deputato per gli spettacoli era fu Sydney Town Hall, che però non si rivelò più essere e adatto e sufficiente ad ospitare i numerosi spettatori.

Finalemente, nel 1954, grazie all’appoggio del premier Joseph Cahill, il progetto ha preso forma. Fu sempre Goossens a indicare il sito dove erigere l’Opera House, scelta appoggiata soprattutto perchè si trovava a poca distanza della Wynyard Railway station.

PROGETTAZIONE DELL’OPERA HOUSE

Il grande concorso per scegliere il migliore progetto dell’Opera House fu indetto nel 1955, al quale parteciparono oltre 200 architetti provenienti da ogni parte del mondo. Alla fine, fu l’architetto danese Jørn Utzon a vincerlo nel 1957.

REALIZZAZIONE DELL’OPERA HOUSE

I lavori iniziarono nel 1959, e furono suddivisi in tre fasi ben distinte.

BASAMENTO E PODIO

Nella prima fase i lavori si concentrarono sulle fondamenta, impiantando nel terreno ben 580 piloni di cemento armato fino a una profondità di 25 metri.

In questo periodo, tuttavia, non tutti i disegni finali del progetto erano pronti, poichè molte erano le problematiche strutturali ancora da risolvere. In ogni caso i lavori compresero anche la costruzione della base fino all’altezza del podio.

COPERTURA E VELE

Durante la seconda fase lavorativa, si occuparono della copertura dell’opera, formata da “vele” o “gusci”. Non essendo tutte uguali, ci furono molte complicazioni, anche perchè non erano realizzate direttamente sul posto, altrimenti i costi sarebbero lievitati.

Ingegneri e altri studi di architettura, partner di Utzøn, proposero di cambiare il design.

I problemi tuttavia rimasero, in quanto a quel tempo, non disponevano di moderni computer, che potessero elaborare velocemente i dati sulle analisi strutturali.

Queste servivano, infatti, a calcolare esattamente le forze, che si creavano e come reagivano sull’intera struttura dell’opera.

Alla fine, modificarono le “vele”, realizzandole come se fossero delle sezioni di una sfera, e per testarne la solidità utilizzarono dei modellini nelle gallerie del vento in Inghilterra.

Furono ben 2194  gli elementi prefabbricati in cemento impiegati per il tetto. In questa fase, scelsero anche il rivestimento della copertura, fatta con le caratteristiche mattonelle in argilla e pietra sbricciolata, realizzate in Svezia.

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Le Vele dell’Opera House

INTERNI DELL’OPERA HOUSE

La terza tranche di lavori si concentrò sugli interni dell’edificio. Il governo del New South Wales, però, nel 1965 cambiò, e il nuovo premier, Davis Hughes, si dimostrò fin da subito scettico sulla fattibilità del progetto, soprattutto entro i tempi e termini prestabiliti.

Si creò quindi un clima ostile, tanto da spingere Utzøn alle sue dimissioni.

Gli architetti che presero il suo posto, modificarono immediatamente i progetti. Questa scelta dipese soprattutto dal fatto, che quando all’inizio l’Opera House fu progettata, non era ancora ben chiaro per quali tipi di rappresentazioni artistiche dovesse servire.

In fase di lavorazione si palesò, quindi, il problema di scegliere esattamente che tipi di sale realizzare e con quali caratteristiche acustiche. 

RITARDI DEI LAVORI DELL’OPERA HOUSE

In seguito a questi disguidi, riuscirono a terminare l’Opera House nel 1973, con ben dieci anni di ritardo rispetto alla data prestabilita.

Non solo i tempi si erano allungati, ma anche le spese erano aumentate enormemente, tanto che dai 7 milioni di dollari australiani si arrivò a 102 milioni.

La costruzione dell’Opera House fu fin dall’inizio sovvenzionata con le Lotterie speciali, che riuscirono a saldare i debiti solamente nel 1975.

Oltre ai cambiamenti costruttivi, alle condizioni meteorologiche avverse, anche gli scioperi dei lavoratori, per l’aumento delle loro remunerazioni, ritardarono la chiusura del cantiere.

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Vista sull’Opera House dall’Harbour Bridge

INAUGURAZIONE DELL’OPERA HOUSE DI SYDNEY

L’Opera House fu inaugurata il 20 ottobre del 1973, alla presenza della regina Elisabetta II d’Inghilterra, con la Nona Sinfonia di Beethoven. Non invitarono, però, Utzøn e neppure lo nominarono durante la cerimonia di apertura.

Nel 2003, tuttavia, l’architetto danese ricevette il Pritzker, il premio più ambito per l’architettura, soprattutto per la sua visione stilistica. Nel caso dell’Opera House, è stato in grado di evocare le vele nella baia di Sydney…

ARAZZI DELL’OPERA HOUSE

Nonostante i disaccordi del passato, l’istituzione culturale del New South Wales, nel 1999, riallacciò le relazioni con Utzøn. In suo onore, crearono uno spazio, in quella che allora era la sala dei ricevimenti.

Aperta nel 2004, la Utzøn Room è caratterizzata da “L’Homage to Carl Phillip Emanuel Bach“, un arazzo lungo 14 metri e alto 2.60. Fu lo stesso Utzøn a disegnarlo, dedicandolo al suo compositore preferito.

La sala  ospita letture e recitazioni di artisti, conferenze stampe e eventi privati, e si affaccia direttamente verso la baia. Utzøn riprogettò, prima di morire nel 2008, anche alcuni interni, le biglietterie, i guardaroba e i percorsi per i disabili.

Dal 2015, nel Western Foyer è presente anche l’arazzo chiamato “Les dés sont jetés”, ossia i dadi sono tratti. Si tratta di un’opera di Le Corbusier, che Utzøn commissionò per la sua casa in Danimarca,  acquistata in seguito a un’asta dall’Opera House.

JOHN COBURN E I SUOI ARAZZI

Oltre ai pannelli di Utzøn, esistono anche quelli dell’artista astrattista John Coburn, di nazionalità australiana.

Allo scopo di rendere colorati gli interni dell’Opera House, come era in origine anche l’idea di Utzøn, nel 1969, gli commissionarono il “Curtain of the Sun” e il “Curtain of the Moon“.

Questi due enormi arazzi furono posizionati rispettivamente sul palcoscenico di quello che è ora il John Sutherland Theater e quello del Drama Theatre.

Li realizzarono in Francia maestri tessitori molto esperti, che avevano già collaborato in precedenza con Le Corbusier, Dalì, Picasso.

Questi pannelli arrivarono all’Opera House nel 1972, ma furono appesi per poco tempo, per esigenze e problematiche teatrali. Li sistemarono quindi nei magazzini per poi esporli in determinate occasioni.

Fu necessario restaurarli e per questo li spedirono in Germania, dove li trattarono con sostanze non infiammabili e conservative.

Purtroppo, proprio per il materiale con cui erano stati fatti, cotone e lana di pecora australiana, la trama si indebolì e il colore si deteriorò…..Tuttora vengono mostrati al pubblico sporadicamente.

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Opera House

ARCHITETTURA DELL’OPERA HOUSE

L’Opera House ha un’architettura espressionista, con grandi “conchiglie” in cemento armato prefabbricato, che simboleggiano delle grandi vele. L’architetto trasse però ispirazione per il suo progetto dagli spicchi di un’arancia.

Questo edificio non ha una facciata principale, ma è scenografico da ogni angolazione. Lunga 180 metri e larga 120, l’Opera House ha un’altezza massima di 67 metri.

Le arcate delle vele hanno una base in calcestruzzo e sono ricoperte da un 1.056.000 piastrelle, sia bianche che color crema, in blocchi preassemblati.

Il riscaldamento e il sistema di raffreddamento dell’Opera House sfrutta l’energia prodotta dal mare, mentre le piastrelle di copertura sono autopulenti.

Le pareti, le scalinate, e i pavimenti sono ricoperte da un agglomerato di granito rosa. Gli spazi interni sono, invece, rivestiti di compensato ricavato da due tipi di legno australiano.

I lucernai e varie sezioni del tetto, con ben 700 forme diverse, sono realizzati con un vetro importato dalla Francia. Formato da due strati, uno dei quali è color topazio chiaro.

SALE DELL’OPERA HOUSE DI SYDNEY

Le grandezze delle “vele” variano in base alle aree che sormontano. Quelle più grandi si trovano in corrispondenza delle sale più importanti, creando così anche un ampio spazio sopra le platee.

CONCERT HALL DELL’OPERA HOUSE

La Concert Hall, che ospita fino a 2690 spettatori, costituisce la sala principale dell’Opera House, ed è la sede della Sydney Symphony Orchestra.

Ricorda una cattedrale, con i suoi rivestimenti in legno, che creano una meravigliosa acustica, assieme ai suoi volumi, e al suo enorme organo di 10.500 canne, il più grande organo meccanico del mondo.

La Concert Hall ospita concerti sinfonici, da camera, danza, spettacoli musicali di ogni genere e anche congressi.

SALA DELL’OPERA HOUSE

Nell’Opera Theatre, ora Joan Sutherland Theatre,  si svolgono balletti di danza classica e concerti di musica lirica, e ospita fino a 1507 spettatori. Una sezione del palco, profondo 25 metri, ha una sezione girevole.

DRAMA THEATRE

Questo teatro con 544 posti, è dedicato alle rappresentazioni di spettacoli di prosa e danza classica. Sul palcoscenico ci sono due piattaforme girevoli concentriche.

La Playhouse è un altro teatro con 398 posti, è utilizzato per piccole produzioni teatrali e convegni, ma anche come sala cinematografica.

Ci sono poi il Drama Theatre, studi di registrazione, negozi di souvenir, bar e ristoranti esclusivi, come il Bennelong Restaurant, con una vista panoramica sull’Harbour Bridge e la baia. Prende il nome dalla popolazione aborigena, che abitava sulla penisola in cui sorge ora l’edificio.

L’Opera House si trova nelle vicinanze del Royal Botanic Garden e di Circular Quay. Per vedere come è fatta all’interno, è necessario partecipare a qualche tour guidato, o assistere a qualche spettacolo.

Le visite guidate possono variare, e si ha l’opportunità di vedere dettagli architettonici, conoscere curiosità sulla sua storia, e addirittura assistere alle prove dell’orchestra o di balletti.

CURIOSTA’ DELL’OPERA HOUSE

L’architetto finlandese Eero Saarinen, fu uno dei giudici che appoggiò il progetto di Utzøn, contribuendo a fargli vincere il concorso.

Fu talmente colpito dalla sua idea, che, “inconsapevolmente” la sua realizzazione più nota, ossia il Terminal TWA dell’Aeroporto JFK di New York, ne ricorda lo stile architettonico.

VIVID SYDNEY FESTIVAL

L’Opera House è talmente magnifica, che già da sola risplende in mezzo alla baia e non passa inosservata. Migliaia e migliaia di persone ogni giorni la raggiungono e si rilassano sulle sue terrazze rialzate e le gradinate, dove si esibiscono anche molti artisti di strada.

Il Vivid Sydney Festival,contribuisce a renderla ancor di più la regina della città, assieme ad altri storici e simbolici edifici.

Questo evento, che si tiene ogni anno tra maggio e giugno, e dura una ventina di giorni, è caratterizzato da vivacissime proiezioni animate proprio sulle facciate degli edifici.

Si tratta di un festival molto creativo con artisti di ogni genere, spettacoli, concerti, stand gastronomici. Tuttavia sono proprio le particolari illuminazioni e proiezioni di immagini tridimensionali e giochi di luce, che lo rendono davvero unico e indimenticabile.

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