PALAZZO VECCHIO COSA VEDERE FIRENZE

Palazzo Vecchio, cuore politico di Firenze da oltre sette secoli, costituisce una meta imperdibile in un viaggio in questa città. Le decisioni prese in questo luogo, hanno contribuito a trasformare Firenze nella splendida città rinascimentale, conosciuta in tutto il mondo. Andiamo, quindi, alla scoperta della sua storia, delle sale e dei suoi tesori artistici.

STORIA DI PALAZZO VECCHIO A FIRENZE

Originariamente, il luogo in cui si trova ora Palazzo Vecchio, era occupato dal teatro romano, di cui sono ancora visibili alcuni ambienti sotterranei.

Il periodo florido di Firenze comincia nel XIII secolo, non a caso, aveva anche una propria moneta e delle compagnie mercantili e finanziarie. La volontà di partecipare alla vita pubblica della nuova borghesia, si manifesta, soprattutto, con l’ascesa al potere della ricca famiglia dei Medici.

FAMIGLIA DEI MEDICI DI FIRENZE

I Medici furono grandi banchieri fiorentini, che ebbero affari in tutta Europa, ma si prodigarono anche a trasformare la città in una capitale artistica. Oltre a migliorare le condizioni di vita sociali, sovvenzionarono molte opere pubbliche, oltre ad essere attivi anche in ambito religioso. Furono ben tre, infatti, i papi che discendevano da questo casato.

I Medici, probabilmente, sono più conosciuti per il loro mecenatismo, non a caso, grazie a loro, Firenze diventa la culla del Rinascimento.

Cosimo I dei Medici ampliò il Palazzo dei Priori, per trasformarlo nella sua residenza, nella quale rimase fino a quando si trasferì nel nuovo Palazzo Pitti, situato oltre l’Arno.

L’edificio prese per questo motivo l’appellativo di “Palazzo Vecchio”, tuttavia, fu nuovamente al centro della vita pubblica, quando Firenze diventò capitale del Regno d’Italia, dal 1865 al 1871.

Palazzo Vecchio è tuttora il cuore cittadino, ospita infatti gli uffici comunali e del sindaco, ma è soprattutto, uno dei musei più importanti di Firenze.

ARCHITETTURA DI PALAZZO VECCHIO

L’edificio, che troneggia in piazza della Signoria, è il risultato di una modifica di una precedente struttura turrita. La vistosa torre di Arnolfo, dal nome dell’architetto, è praticamente il prolungamento di questa costruzione. Ecco spiegato il motivo per cui la torre non è perfettamente centrata rispetto alla facciata del palazzo.

Il primo Palazzo dei Priori somigliava perlopiù a una fortezza, visto i periodi tumultuosi dell’epoca. Successivamente, con l’arrivo di Cosimo I dei Medici, venne modificato e abbellito, con il contributo di importanti artisti del tempo.

Quando i duchi si trasferirono a Palazzo Pitti, oltre l’Arno, realizzarono anche il Corridoio Vasariano. Si trattava di un passaggio segreto, che metteva in comunicazione Palazzo Vecchio con il nuovo palazzo ducale, passando anche per gli Uffizi e il Ponte Vecchio.

FACCIATA DI PALAZZO VECCHIO

Le possenti facciate esterne di Palazzo Vecchio. rivestite di bugnato, trasmettono ancora una sensazione di potenza e solidità. Oltre alle strette bifore gotiche, in altro corre un ballatoio sporgente, sostenuto da piccole arcate. La merlatura squadrata del il palazzo, si differenzia da quella della torre, a coda di rondine o ghibellina.

Facciata anteriore di Palazzo Vecchio con le statue
Facciata anteriore di Palazzo Vecchio con le statue

Una scalinata conduce all’entrata del palazzo, mentre sul fianco si allunga una pedana rialzata, chiamata arengario. Prende il nome da una ringhiera, che un tempo separava lo spazio da dove i priori  assistevano alle cerimonie cittadine.

STATUE DI DONATELLO DAVANTI AL PALAZZO VECCHIO

Davanti alla facciata principale di Palazzo Vecchio sono visibili copie di diverse sculture, che in origine avevano però una diversa collocazione. L’autore di due di queste opere bronzee fu Donatello. Il suo leone araldico, il Marzocco, con la zampa appoggiata allo scudo, simboleggiava la repubblica fiorentina.

Le virtù dei governanti fiorentini, erano invece rappresentate dalla Giuditta che uccide Oloferne. La scultura originale è posizionata, proprio, all’interno di Palazzo Vecchio, mentre quella del leone è conservata al Museo del Bargello. Collocate inizialmente ai lati del portone di accesso, furono spostate nel 1500, per far posto ad altre due più imponenti.

DAVID DI MICHELANGELO IN PIAZZA DELLA SIGNORIA

Il David di Michelangelo, realizzato nel 1504, inizialmente aveva lo scopo di adornare il piazzale davanti al duomo di Firenze. Le sue forme perfette e gli ideali che incarnava, si rivelarono, tuttavia, più adatti a rappresentare la repubblica fiorentina di quel periodo.

La statua prese il posto della “Giuditta e Oloferne” di Donatello, ma nel 1873, a causa della fragilità del materiale e per la necessità di preservarla dalle intemperie, venne spostata nella Galleria dell’Accademia.

Il vuoto lasciato in piazza della Signoria, non fu mai accettato dai fiorentini, e nel 1910, grazie a un concorso pubblico, lo scultore Luigi Arrighetti, realizzò una copia perfetta, tuttora visibile davanti all’entrata di Palazzo Vecchio.

All’altro lato della scalinata, si erge, anche, la statua di Ercole e Craco, di Baccio Banditelli. Quest’ultimo, tuttavia, non riuscì mai ad eguagliare lo stile di Michelangelo, e per questo la critica con lui fu molto spietata.

LEMMI MARMOREI DI PALAZZO VECCHIO

In prossimità del portale si notano anche i cosiddetti lemmi marmorei, che dovevano sostenere una catena per proibire il passaggio nella corte interna ai carri.

Sio suppione che rappresentino Filemone e Bauci, una coppia mitologica greca. Secondo la leggenda furono tramutati dagli dei in alberi. La figura maschile, infatti, ha le sembianze di una quercia, mentre quella femminile di un tiglio, cosa evidente dalle gambe delle statue, che sono avvolte dai rami.

Il vistoso frontespizio in marmo, sopra il portone, con uno sfondo azzurro e i gigli dorati, è circondato da vari elementi. Al centro si trova un monogramma raggiato mentre ai lati ci sono due leoni dorati. L’iscrizione voleva ricordare, inoltre, che Cristo era il re della città, per cui nessuno poteva spodestarlo e prenderne il potere. La volle il gonfaloniere Niccolò Capponi nel 1551, allora la massima carica fiorentina, che gestiva la giustizia.

STEMMI DI PALAZZO VECCHIO

I grandi stemmi colorati, sotto agli archetti del ballatoio di Palazzo Vecchio, raccontano le varie fasi politiche della repubblica fiorentina. Le nove bandiere, dipinte nel 1313, si ripetono lungo tutto il perimetro dell’edificio anteriore. Rappresentavano perlopiù le due principali fazioni politiche fiorentine, i guelfi e ghibellini e le varie alleanze intercorse con altre potenze.

NOVE STEMMI FIORENTINI

Il simbolo più famoso, che ancora rappresenta il comune di Firenze, è il giglio fiorentino rosso su uno sfondo bianco. In passato questo era lo stemma dei guelfi, sostenitori del papato. Viceversa, i ghibellini, favorevoli all’imperatore, avevano sulla loro bandiera il giglio bianco su fondo rosso.

Il popolo fiorentino e il gonfaloniere di giustizia erano rappresentati dallo stemma bianco e la croce rossa.

L’alleanza di Firenze con Fiesole si rappresentava con lo stemma rosso e bianco.

Lo stemma della Chiesa che raffigurava le chiavi dorate su fondo rosso lo utilizzò anche la repubblica fiorentina, come segno della sua fedeltà al Papa.

Lo scudo azzurro con la parola dorata Libertas servì alla repubblica fiorentina, per rappresentare la democrazia libera dagli influssi imperiali.

La bandiera con l’aquila rossa con un giglio sulla testa e sotto il drago verde la donò, invece, il Papa alla Signoria. Era il segno di ringraziamento per l’appoggio a Carlo d’Angiò, re di Napoli, nella guerra contro il re Manfredi di Sicilia, sostenuto dai ghibellini.

Lo scudo azzurro con gigli dorati rappresentava il re di Napoli, Carlo d’Angiò, quando fu il podestà di Firenze.

Lo stemma diviso a metà con gigli dorati su un lato e linee rosse e oro sull’altro, simboleggiava il re Roberto d’Angiò, governatore della città nel 1303.

TORRE DI ARNOLFO

Il Palazzo della Signoria si riconosce immediatamente dalla sua torre alta 94 metri. Guardandola, si nota subito che non è centrata rispetto all’edificio. E’ infatti la prosecuzione di una torre già esistente del palazzo originale. Prende il nome dall’architetto Arnolfo di Cambio, colui che si occupò delle modifiche del palazzo.

Palazzo Vecchio o della Signoria con la Torre di Arnolfo
Palazzo Vecchio o della Signoria con la Torre di Arnolfo

In cima alla torre, si trova il cosiddetto “alberghetto” una particolare prigione utilizzata per importanti personalità, come Cosimo dei Medici e Girolamo Savonarola. Nella cella campanaria ci sono invece tre campane. Una di queste è la Martinella, che in passato si trovava nelle mura cittadine e serviva ad annunciare la guerra o pericoli. Ora è utilizzata in occasioni particolari, come commemorazioni o eventi cittadini. Le altre due campane sono invece quella del mezzogiorno e quella maggiore, per i rintocchi delle ore.

Il tetto della torre, raggiungibile con una scaletta a chiocciola, è decorato con una copia della banderuola a forma di leone araldico, con l’asta che termina con il giglio fiorentino. L’originale è all’interno accanto alle sale del Duecento. Il grande orologio sulla facciata della torre risale, infine, al 1667.

PORTE D’INGRESSO DEL PALAZZO VECCHIO

Oltre all’ingresso che si affaccia su Piazza della Signoria, ne esistono altri. La Porta della Tramontana prende il nome dal vento che spira in quella direzione. E’ decorata con un grande timpano e due edicole laterali vuote. Conduce in un’area utilizzata per esposizioni temporanee, mentre in passato, era la Camera d’Arme, nella quale si custodivano armi e munizioni.

Dalla Porta della dogana, invece, in passato transitavano le merci soggette ai dazi. Il cortile interno ospita adesso la biglietteria del museo.

CORTILE DI MICHELOZZO

Il cortile di Michelozzo è il più bello e scenografico, fra quelli presenti nel Palazzo Vecchio. Quando vi si accede, dalla porta principale, si rimane sbalorditi dalle sue magnifiche decorazioni. Prende il nome dall’architetto, che lo ha progettato nel 1565, in occasione delle nozze di Francesco I dei Medici con Giovanna d’Austria.

Cortile di Michelozzo di Palazzo della Signoria
Cortile di Michelozzo di Palazzo della Signoria

Molte sono le decorazioni eseguita da Giorgio Vasari. Sotto il porticato sono riprodotte le insegne delle chiese e delle corporazioni di Firenze di quel periodo storico. Le vedute paesaggistiche, invece, ritraggono le maggiori città dell’impero asburgico, fra cui Vienna, Praga e Bratislavia. Colorate grottesche ricoprono, infine, le volte del porticato.

Quando si ammirano le elaborate colonne, ricoperte di stucchi, e si alza lo sguardo verso il cielo, si ha, inoltre, un’insolita veduta sulla svettante torre di Arnolfo.

L’elegante fontana in porfido, in centro al cortile, ha preso il posto di un antico pozzo, ed è composta da una vasca marmorea e della statua bronzea del Putto con il delfino.

Si tratta di una copia, poichè l’originale realizzata da Andrea Verrocchio è conservata all’interno del Palazzo. In origine, la statua del Putto era parte della Fontana dell’Amore situata nella villa medicea, sulle colline di Firenze.

SALONE DEI CINQUECENTO

Oltrepassato il cortile di Michelozzo, si sale lo scalone monumentale, fino al primo piano, dove si trova l’immenso Salone dei Cinquecento. Date le sue eccezionali misure: 54 metri di lunghezza, 23 metri di larghezza, e 18 metri di altezza, questo è considerato uno dei saloni più grandi d’Italia.

Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio
Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio vista dal ballatoio

Contrariamente a quanto si pensa, non furono i Medici a idearlo, bensì Savonarola, il frate domenicano che, con le sue prediche, si oppose violentemente alla corruzione dei governatori e della Chiesa.

Nel 1494, in seguito alla fuga dei Medici da Firenze per opera sua, si formò il nuovo Consiglio Maggiore della repubblica fiorentina. Cinquecento erano i membri che componevano questo governo, che rappresentavano, finalmente, tutti i cittadini, e il potere non era più in mano a pochi eletti.

I lavori per la costruzione di questa sala impressionante, furono affidati a importanti architetti che si ispirarono anche al salone veneziano di Palazzo Ducale.

Quando Savonarola finì al rogo, sempre per le sue profezie eretiche, il Maggior Consiglio continuò a governare la repubblica fiorentina.

Arrivarono grandi artisti fiorentini a decorare il Salone dei Cinquecento, rimasto fino ad allora spoglio. I grandi affreschi dovevano esaltare le vittorie di Firenze sui suoi nemici.

I due geni rinascimentali, che si cimentarono in questa impresa smisurata, furono Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Non erano proprio grandi amici, ma soprattutto erano in costante competizione fra loro. E’ bene sottolineare che comunque non lavorarono nello stesso periodo.

BATTAGLIA DI ANGHIARI DI LEONARDO DA VINCI

Leonardo da Vinci si occupò di riprodurre la celebre Battaglia di Anghiari, avvenuta nel 1440 vicino a Arezzo, che vide scontrarsi i vittoriosi fiorentini contro i milanesi dei Visconti. Decise di  sperimentare una nuova tecnica pittorica, mescolando la cera ai colori….Sfortunatamente, non si rivelò una buona idea, e l’artista dovette fronteggiare numerosi problemi, che lo spinsero poi ad abbandonare il suo progetto.

Di tutta questa sua opera sono rimasti solamente i cartoni, che hanno ispirato numerosi artisti, fra cui Rubens. Esistono, però, teorie che ipotizzano l’esistenza di questa bozza leonardesca sul retro  dell’affresco realizzato successivamente. Nonostante vari esperimenti, non si sono ancora trovate delle conferme.

BATTAGLIA DELLE CASCINE DI MICHELANGELO

La battaglia di Cascina era, invece, il tema dell’affresco commissionato a Michelangelo.  Anche in questo caso, l’artista eseguì solo i disegni preparatori, poichè dovette andare a Roma, per seguire lavori commissionati dal Papa. I bozzetti, sparsi oggi in molti grandi musei internazionali, rappresentavano la lotta del 1364, fra i vittoriosi fiorentini e gli sconfitti pisani.

RITORNO DEI MEDICI A FIRENZE

Quando i Medici tornarono a governare Firenze, in qualità di duchi, decisero di trasformare Palazzo Vecchio nella loro residenza. Sebbene il salone dei Cinquecento mantenne la sua funzione iniziale, era, però, anche il luogo nel quale Cosimo I riceveva gli ambasciatori e ascoltava il popolo.

Incaricò Giorgio Vasari di modificare e ampliare l’edificio. Le pitture e gli affreschi dovevano celebrare le imprese militari dei Medici, così fece sostituire quelle incomplete di Leonardo e Michelangelo.

VITTORIA DI COSIMO I A MARCIANO IN VAL DI CHIANA DI VASARI

Fra i vari affreschi, che ricoprono le lunghe pareti della sala dei Cinquecento, si trova “La battaglia di Scannagallo” o di Marciano. Gli scontri fra i fiorentini e i senesi ebbero luogo nel 1554, in val di Chiana, fra Arezzo e Siena. Secondo alcuni studi, sotto questo affresco, potrebbe esserci ancora l’incompiuta Battaglia di Anghiari di Leonardo.

Affreschi di Vasari nel salone dei Cinquecento a Firenze
Affreschi di Vasari nel salone dei Cinquecento a Firenze

Molti pensano, infatti, che Vasari cercò di preservare l’opera leonardesca, dipingendo la sua su un altro muro. Questo è il motivo per cui si esistono due pareti separate da un’intercapedine. Nonostante le varie ricerche, non esiste ancora una risposta certa. Molti dubbi, però, restano, soprattutto per alcuni dettagli, che figurano sul dipinto di Vasari. Enigmatica è, infatti, la microscopica scritta, su una delle infinite bandiere, in mano ai combattenti, sebbene molto lontana, recita “Chi cerca trova“….Probabilmente Vasari intendeva alludere proprio al capolavoro celato sotto il suo progetto.

DECORAZIONI NEL SALONE DEI CINQUECENTO

Il salone dei Cinquecento è talmente grande, che ancora molti sono i capolavori artistici da ammirare. Il soffitto innalzato di ben 7 metri, si compone di pesanti cassettoni dorati. Una fitta struttura di tiranti, collegati alle capriate del tetto, permettono la sua tenuta. I 42 dipinti incastonati in mezzo, rappresentano soprattutto gloriose gesta di Cosimo I.

Sala dei Cinquecento sculture delle fatiche di Ercole
Sala dei Cinquecento sculture delle fatiche di Ercole

La tribuna dell’Udienza, in posizione rialzata, ospitava il trono del duca. Somiglia a un arco trionfale romano con nicchie nelle quali si trovano delle statue. Troneggia al centro la scultura di Papa Leone X.

Sulla parete opposta, il ballatoio da’ modo di ammirare dall’alto il salone, e conduce alle altre sale del palazzo. Fiancheggiano le pareti della sala dei Cinquecento grandi statue su piedistalli, che ritraggono le fatiche di Ercole. La statua di Michelangelo “Il genio della vittoria” era, invece, destinata in origine alla tomba di papa Giulio II.

SALE DEL PRIMO PIANO DI PALAZZO VECCHIO

Oltre al magnifico salone dei Cinquecento, sempre al primo piano di Palazzo Vecchio, si trovano altre sale molto belle e interessanti.

STUDIOLO DI FRANCESCO I

Progettato dal Vasari, lo studiolo di Francesco I si presenta come un ambiente intimo, molto stretto e allungato. Lo sormonta una volta a botte, completamente decorata con allegorie e scene mitologiche. Questo era il luogo prediletto dal duca, dove si dilettava, con i suoi passatempi. Collezionava, infatti, gioielli, pietre dure, piccoli oggetti di valore, e si dedicava anche allo studio delle scienze e dell’alchimia.

Molto importante è la simbologia utilizzata in questo studiolo, che richiama in ogni suo aspetto i quattro elementi naturali, dell’acqua, aria, terra e fuoco. Nei venti armadietti, celati dietro la boiserie delle pareti, si trovavano, quindi, i tesori del duca, ma gran parte sono andati perduti.

Alcune ante di questi armadi nascondevano dei passaggi segreti, che conducevano alla stanza da letto del duca, alla sala del Tesoretto e addirittura fuori dal Palazzo stesso. Sempre sul tema della natura e dell’arte, sono incentrate le statue bronzee poste nelle nicchie, sopra agli armadi, come pure i quadri che le accompagnano.

QUARTIERE DI LEONE X

Il quartiere di Leone X, sul lato opposto allo Studiolo di Francesco I, si compone di una serie di sale. Le  decorazioni richiamano le imprese degli illustri personaggi del casato dei Medici, e ne esaltano le loro imprese.

Si hanno quindi la sala di Cosimo il Vecchio, Lorenzo il Magnifico, Giovanni dalle bande nere, Papa Leone XPapa Clemente VII e Cosimo I. Nel percorso di visita, se ne vedono, però, solamente tre, in quanto le altre sono utilizzate come stanze di rappresentanza del sindaco di Firenze.

La sala di Cosimo il Vecchio è dedicata al capostipite della famiglia dei Medici, ossia colui che rese Firenze potente sia economicamente che politicamente. Vissuto fra il 1389 e il 1469, Cosimo il Vecchio fu il primo mecenate, che sovvenzionò grandi opere pubbliche fiorentine.

La seconda sala è quella di Lorenzo il Magnifico, che era il nipote di Cosimo il Vecchio, vissuto fra il 1449 e il 1492. Anch’egli amante dell’arte e proprio per le sue doti intellettuali ed estetiche, ebbe il soprannome de il Magnifico. Non a caso, diede il via alla corrente del Rinascimento fiorentino, oltre ad essere esperto politico promuovendo accordi e alleanze.

La sala di Leone X si presenta con un bellissimo pavimento in cotto, con il simbolo mediceo dell’anello diamantato. Questo papa fu eletto nel 1513, ed era il figlio di Lorenzo il Magnifico. Grazie a lui i domini del casato dei Medici si ampliarono, mentre Roma divenne un grande centro culturale e artistico.

Una visita a parte, conduce nella sala dei Duecento, che in origine era la sala del Consiglio o del Popolo. Ancora oggi è la sede delle riunioni del consiglio comunale. Il soffitto a cassettoni è decorato con rosoni e gigli angioini, inoltre le pareti, erano ricoperte di un ciclo di 20 arazzi, con scene delle storie di Giuseppe. Ora vengono esposti a rotazione, ma alcuni si trovano a Roma.

MEZZANINO DI PALAZZO VECCHIO

In posizione intermedia fra il primo e secondo piano si trova il Mezzanino, un tempo era la parte più antica di Palazzo Vecchio. Le sale di questo livello si affacciano infatti sul cortile di Michelozzo, e questa era anche la residenza del longevo Gonfaloniere Piero Soderini.

In seguito a restauri, i soffitti, di questa ala del palazzo, si abbassarono, mantenendo quindi un aspetto medievale. Oggi le sale espongono oggetti d’arte, che appartenevano al collezionista americano Loeser. Costui le donò al Palazzo Vecchio con la clausola che fossero esposti in maniera consona allo stile rinascimentale.

Vi si trovano quindi sculture, quadri, manufatti e molto altro. La prima sala è quella del terrazzino, che presenta un soffitto ligneo completamente decorato con figure geometriche e floreali. La scalinata in pietra conduce al terrazzino, dal quale si accede allo scrittorio di Cosimo I, non è però visitabile.

Si attraversano, quindi, la sala da pranzo, con il camino e un particolare armadio a muro, la sala d’angolo, la sala dei gigli dorati, denominata così per le formelle in legno del soffitto.

SECONDO PIANO

Salendo la Scala Grande con una bella volta a botte, decorata da Vasari, e costellata di putti, graticci e grottesche, si giunge al secondo piano di Palazzo Vecchio.

Le varie sale compongono il Quartiere degli Elementi, il Quartiere di Eleonora, ci sono poi le sale dei Priori e delle Carte Geografiche.

QUARTIERE DEGLI ELEMENTI

Il Quartiere degli Elementi simboleggia le divinità mitologiche, ed è collocato esattamente sopra il Quartiere di Leone X, che rappresenta invece i potenti terreni dell’epoca. Le cinque sale e il loggiato di Saturno, costituivano gli appartamenti privati di Cosimo I.

Quartiere degli Elementi nel Palazzo Vecchio
Quartiere degli Elementi nel Palazzo Vecchio

La prima sala nella quale si entra è quella degli Elementi, e presenta un ciclo di affreschi e decorazioni improntati sul tema dell’aria, acqua, terra e fuoco. Varie sono anche le allegorie, come quella della giustizia, fama, verità che completano i decori.

La Terrazza di Giunone in origine era un loggiato, ma venne chiuso, per realizzare un’altra ala del palazzo. In origine si voleva collocare una fontana, che ricordava proprio quella del “Putto e il delfino” di Verrocchio, del cortile di Michelozzo. La copia originale di tale scultura si trova, infatti, in questo ambiente.

Si prosegue con le Sale di Giove e di Opi, che era la moglie di Saturno. In questo caso si nota il bel pavimento in terracotta con gli stemmi ducali. Nella Sala di Cerere sono conservati alcuni mobili antichi, mentre nello scrittorio di Calliope, Cosimo conservava oggetti preziosi e in quello di Minerva vi erano piccole statue in marmo.

Nella Sala di Ercole si trova il tondo della “Madonna con Bambino e san Giovannino”. Il dipinto è famoso con il soprannome la “Madonna del disco volante”, a causa di una strana nube luminosa, che ricorda un disco volante

Il giro nel quartiere degli Elementi termina con il Terrazzo di Saturno, dal quale si gode di una spettacolare vista verso Santa Croce e le colline circostanti, dove spicca san Miniato al Monte, in lontananza.

QUARTIERE DI ELEONORA

Oltrepassato il ballatoio, che si affaccia sulla grande sala dei Cinquecento, si entra nel Quartiere di Eleonora di Toledo, che era la moglie di Cosimo I, e la figlia del vicerè di Napoli. Nonostante il nome, questa duchessa non riuscì mai a trasferirsi in questi appartamenti, restaurati appositamente per lei, in quanto morì prima. I temi e le decorazioni delle sale, in questo caso, si rifanno alle storie di eroine mitologiche e bibliche.

La prima sala è quella Verde, chiamato così per il colore delle pareti. Posto in mezzo al soffitto con decori a grottesca, si nota lo stemma dei Medici-Toledo. Su una parete, risplende il bel tondo della Madonna col Bambino, della bottega di Sandro Botticelli. L’ambiente successivo, che conduce, fra l’altro anche al corridoio Vasariano, è affiancato dalla Cappella della duchessa Eleonora, delimitata da un portale in marmo, e affrescata da Bronzino.

Si susseguono la Sala delle Sabine, che era una specie di sala d’attesa per le dame, e la Sala di Ester, utilizzata come sala da pranzo. Il bel lavabo in marmo, che si vede all’interno, risale a un’epoca successiva. La camera da letto della duchessa era posizionata nella Sala di Penelope. Gli appartamenti della duchessa terminano con la Sala della Gualdrada, che conserva un antico mobile decorato con scene mitologiche.

SALE DEI PRIORI E DELLE CARTE GEOGRAFICHE

Le Sale dei Priori si raggiungono passando dal Quartiere di Eleonora, e attraverso un lungo e stretto corridoio, che costeggia, dall’interno la torre d’Arnolfo.

MASCHERA DI DANTE

Una teca, ben illuminata, conserva la maschera di Dante Alighieri, realizzata verso il XVI secolo. L’artista, nel corso della sua vita, fu anche priore di Firenze nel 1300 per due mesi. Inizialmente, si era creduto che fosse una maschera funeraria, mentre ora gli studiosi sono convinti che si tratti solamente di un calco di un’altra scultura, che ritraeva Dante.

CAPPELLA DEI PRIORI

La parte più antica di Palazzo Vecchio, risale alla fine del XIII secolo, ed è costituita dalle Sale dei Priori. In questi ambienti, il Gonfaloniere di Giustizia e i Priori delle Arti, governavano Firenze, con un mandato, della durata di soli due mesi. A quel tempo, i loro alloggi privati erano ubicati in quello che in seguito è diventato l’appartamento di Eleonora, mentre le restanti sale erano quelle istituzionali.

L’attuale Cappella dei Priori, dedicata a San Bernardo, si trova in una posizione diversa rispetto a quella precedente. Il soffitto e le pareti sono completamente rivestiti di decorazioni e stucchi. Il fondo dorato, sul quale sono eseguiti gli affreschi, per la sua tecnica pittorica, ricorda un mosaico. Le 32 iscrizioni latine, con i principi morali e religiosi, dovevano aiutare i priori, a prendere decisioni sagge e giuste.

SALA DELLE UDIENZE

Il luogo dove si riunivano il Gonfaloniere e i priori e ricevevano i sudditi era la sala delle Udienze. Gli affreschi, in questo caso, ritraggono le storie del generale Marco Furio Camillo, colui che liberò Roma dai Galli. Si voleva in questo modo paragonare il ritorno di Cosimo I dei Medici al governo di Firenze, dopo un periodo di esilio. La porta che conduce alla sala dei Gigli è decorata con raffigurazioni di Dante e Petrarca, opere di Sandro Botticelli.

Sala delle Udienze nel quartiere dei Priori di Palazzo Vecchio
Sala delle Udienze nel quartiere dei Priori di Palazzo Vecchio
SALA DEI GIGLI

La sala dei Gigli prende il nome per le decorazioni parietali e sul soffitto, che riproducono i gigli, ma non quelli fiorentini. Si tratta infatti dei Fleur de lys francesi, realizzati come segno di ringraziamento per la  fedeltà agli Angiò, appoggiati dai guelfi. L’emblema francese si caratterizza per i colori oro e blu e la mancanza degli stami, che invece sono presenti in quello fiorentino, che è rosso e argento. Il giglio è diventato il simbolo di Firenze, poichè sulle rive dell’Arno e sulle colline si trovavano un tempo molti iris...

In questa sala troneggia su un alto piedistallo la statua bronzea originale “Giuditta e Oloferne”, di Donatello, la cui copia è esposta davanti a Palazzo Vecchio.

SALA DELLE CARTE GEOGRAFICHE

Un portale con due pilastri in marmo nero segna l’accesso alla sala delle Carte Geografiche, voluta dai Medici. Su loro volere, le finestre laterali furono coperte al fine di posizionare tutto intorno alla stanza grandi armadi, dove conservavano oggetti preziosi, arazzi e collezioni di armi.

La sala è denominata delle Carte Geografiche, per le magnifiche ante decorate con 53 mappe, raffiguranti i territori conosciuti fino ad allora. Il particolare mappamondo in mezzo alla sala datato 1564, era considerato uno dei più grandi dell’epoca.

Affacciandosi alla finestra, si vede il Terrazzino dello studiolo di Bianca Cappelo, amante e poi moglie di Francesco I. Si dilettava a osservare di nascosto ciò che accadeva nel salone dei Cinquecento, tramite una grata incassata nel muro.

L’ultima sala che si visita è la Vecchia Cancelleria, che era l’ufficio del cancelliere, l‘aiutante del Gonfaloniere fiorentino. Uno di questi fu Niccolò Macchiavelli, noto per essere stato anche un grande filosofo, politico e diplomatico fiorentino. Lo ricordano un busto e un dipinto esposti nella sala.

 

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